giovedì 19 giugno 2008

Voci dalla Palestina

Sumud
da bocche scucite- quindicinale di controinformazione n. 59

Fermezza. Ecco una nuova parola da aggiungere al nostro vocabolario quando balbettiamo parole di nonviolenza attiva.
Sumud: voglia di resistere, di non piegarsi di fronte ai soprusi, alla violenza cieca, al mancato, quotidiano rispetto dei propri diritti da parte di un esercito occupante.
Sumud: impeto che ti spinge ad associarti a quelli che il resto del tuo popolo considera i nemici, non certo per tradire le tue ‘radici’, ma per tenere saldi i tuoi principi di giustizia, per non perdere la tua umanità nella bolgia causata dal sopruso del più forte.
Sumud: desiderio di dire siamo con voi, siamo con chi in una terra martoriata da troppo tempo continua con fiducia incrollabile a cercare la pace. Siamo con voi e ci rimaniamo, anche se la nostra terra è da un’altra parte del mondo, perché la ragione e il cuore ci portano qui, a dire che se la giustizia deve valere per tutti, così anche l’ingiustizia va gridata a voce piena, e può essere commessa da tutti.
Sumud, ostinata e indomita sete di vita, che ti interroga dagli occhi spalancati di una piccola bimba di Gaza che a voce alta invita la videocamera occidentale (Occupation 101) a frugare tra le povere cose di un’esistenza che non vuole essere spazzata via. “Mi hanno distrutto i miei giocattoli vedi? Sono dovuta andare a chiederne ai vicini. Vedi?”

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