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giovedì 9 ottobre 2008

RIFIUTI

Un paradosso nella gestione Bertolaso
di Ugo Leone


Chi decide, che cosa? È il quesito che da più tempo mi pongo quando rifletto sul problema dei rifiuti a Napoli e nel resto della regione. Può darsi che, come scrivevo in un precedente intervento (“il buio oltre il 23 luglio”11 luglio 2008) la gestione della soluzione del problema sia ancora schizofrenica. Ma la malattia appare in via di miglioramento, grazie al ciglio decisionista del presidente Berlusconi nella inedita veste di “operatore ecologico”. E sempre più chiara appare la strategia.
Il tutto viene chiarito dalla recentissima proposta/decisione di avviare la costruzione di un quinto impianto di incenerimento. Cerchiamo di ragionare con qualche numero: ogni anno in Campania si producono 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti. Se, nel parziale rispetto della legge (Ronchi) se ne volessero avviare a raccolta differenziata almeno il 30%, in questo modo si avvierebbero nelle filiere del riciclaggio 750.000 tonnellate. Ne resterebbero da smaltire le restanti 1.750.000 tonnellate.
Come? Una ragionevole integrazione delle varie fasi del ciclo dei rifiuti vorrebbe che, nel modo più virtuoso possibile, partendo dall’obiettivo di ridurre il più possibile (ed è realisticamente possibile) a monte la produzione di rifiuti, una volta prodotti, i rifiuti vengano, innanzitutto selezionati e separati nelle due frazioni umida e secca. L’umido dovrebbe andare negli impianti di compostaggio. Il secco dovrebbe essere smaltito il più possibile (sempre a termini di legge) in modo differenziato; la restante parte dovrebbe finire in discarica e negli inceneritori. In realtà le discariche hanno una funzione che è inversamente proporzionale al il numero di impianti di incenerimento: più sono questi ultimi, minore è la necessità di discariche. Ma poichè un inceneritore non si costruisce dall’oggi al domani, in assenza di un poderoso impulso al riciclaggio opportunamente incentivato, le discariche conservano il ruolo fondamentale di stivare rifiuti in attesa che gli impianti di incenerimento diventino funzionanti. A questo punto il problema è che più sono gli inceneritori, minore è la convenienza ad effettuare la raccolta differenziata. Con buona pace dei molti sindaci dei comuni virtuosi e ricicloni che si svenano e svenano le loro già povere finanze per mandare a chilometri fuori regione la frazione umida che non si può smaltire in Campania per mancanza di impianti.
Il tutto anche in contrasto con l’obbligo, a suo tempo indirizzato ai Comuni, di avviare la raccolta differenziata per lo smaltimento dei rifiuti pena il commissariamento dei Comuni stessi. Quei Comuni che hanno preso sul serio questa “minaccia” si sono attrezzati. Talora faticosamente e a costi economici elevati, come prima ricordavo. È quanto sta avvenendo, tra l’altro, in molti comuni del Parco Nazionale del Vesuvio. Ebbene proprio qui, come paventavo nell’articolo che citavo all’inizio, il sottosegretariato di Bertolaso sta procedendo a tappe forzate per rendere operativa una discarica esistente nel comune di Terzigno (ma soprattutto contigua ai comuni di Boscoreale, Trecase e Boscotrecase) nella quale ci si propone di sversare quotidianamente 1.000 tonnellate di rifiuti “tal quale”. Prescindo dalle valutazioni su tutto ciò che significa questa apertura in un Parco nazionale come il Vesuvio già massacrato da anni di abusivismo e di sversamenti in cave e discariche che hanno ingoiato rifiuti di ogni provenienza e della peggiore specie. Ne prescindo perché queste valutazioni sono valutazioni presentate dall’Ente Parco nelle sedi deputate. Ma una sola riflessione vorrei indurre a fare: per quale motivi i sindaci virtuosi dovrebbero continuare a raccogliere in modo differenziato i loro rifiuti per avviarli al riciclaggio? Perché dovrebbero far questo con costi elevati mentre a costo zero li potrebbero mandare “tal quale” a Terzigno?
da“la repubblica Napoli” 8 ottobre 2008

domenica 13 luglio 2008

SCHIZZOFRENIA E RIFIUTI


Il buio oltre il 23 luglio

di Ugo Leone
pubblicato su “la repubblica Napoli” 11 luglio 2008
La schizofrenia, leggo su wikipedia, “è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata, secondo le convenzioni scientifiche, da un decorso superiore ai sei mesi (tendenzialmente cronica o recidivante), dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'emozione, con una gravità tale da limitare le normali attività della persona.” Leggo pure che secondo Ronald David Laing, « Non si può capire la schizofrenia se non si capisce la disperazione. ».
Leggo tutto questo e penso al problema dei rifiuti in Campania, ma più opportuno sarebbe dire a Napoli (e Caserta), e alla schizofrenia che ne accompagna da sei mesi le proposte di soluzione.
Sei mesi fa il problema sembrava essere uno:uscire dall’emergenza ed entrare nella gestione ordinaria del problema. Perciò fu nominata una commissione che, “a titolo grazioso” lavorasse presso la Regione per realizzare questo passaggio mentre il commissario De Gennaro lavorava per risolvere l’emergenza. Il tutto secondo un percorso linearmente identificato da realizzare, appunto, in sei mesi. Si trascurava un importante particolare e che, cioè, il problema rifiuti in Campania è come quello delle previsioni climatiche: i modelli matematici ci dicono con esattezza quale sarà l’evoluzione del tempo atmosferico, ma basta l’imprevedibile battito d’ali di una farfalla a Tokyo per provocare un ciclone a New York o altrove. Allo stesso modo il sequestro di una discarica da parte della magistratura, una protesta popolare contro uno sversamento, il guasto di un impianto e via immaginando, sono l’equivalente dei battiti d’ala e intervengono, sono intervenuti, a mandare all’aria la linearità del progetto e il crono programma ad esso collegato.
Questo per quanto riguarda l’emergenza con i cui guai si è scontrato De Gennaro. Intanto la Commissione lavorava per l’accompagnamento all’ingresso nella gestione ordinaria. Quella Commissione non aveva un compito precostituito circa la realizzazione di questo obiettivo, ma se si pensa che, tra gli altri, ne fanno parte Paul Brunner (uno dei maggiori esperti di incenerimento dei rifiuti), Giovanni Romano (vicesindaco di Mercato Sanseverino, Comune portato ad esempio di differenziazione virtuosa dei rifiuti), Paolo Gasparini (geofisico Presidente del Centro di Analasi e Monitoraggio del Rischio Ambientale), si capisce che il ciclo dei rifiuti veniva analizzato nelle due essenziali conclusioni:incenerimento e riciclaggio. Della Commissione faceva parte anche Walter Ganapini che ne è uscito una volta diventato Assessore regionale all’ambiente e chiamato qui ad indirizzare anche la politica dei rifiuti. Un indirizzo che ha cominciato a diventare oscillante: talora verso la differenziazione spinta,, talaltra verso il possibile incenerimento.
Poi la campagna elettorale, le elezioni di aprile, la formazione del Governo e il passaggio della gestione nelle mani di Berlusconi (la cui santificazione molti manifesti cittadini collegavano alla soluzione del problema) e, più direttamente, nelle mani del responsabile della Protezione civile, Bertolaso, nominato sottosegretario. Quest’ultimo, appena nominato, non si è fatto scrupolo di dire –con buona pace del lavoro dei commissari che si sono succeduti sul trono dei rifiuti- di aver trovato una situazione peggiore di quella che aveva lasciato mesi prima.
Il 23 maggio il Governo ha emanato un decreto il quale, praticamente, fa giustizia (se posso usare questo termine senza provocare il risentimento del Presidente del Consiglio) di tutto quanto realizzato e proposto sino a quel momento e, in deroga a tutto il derogabile (e non), stabilisce l’apertura di nuove discariche e la costruzione di quattro impianti di incenerimento rifiuti.
A questo punto, uno come me, un cittadino medio, comincia a capire più niente. A chi tocca dare indicazioni? Al sottosegretario? All’assessore Ganapini? Alla Commissione che ricordavo? Ciascuno di questi ha proposte diverse, talora colludenti. Quale prevale?
Sei mesi fa il problema sembrava essere uno: uscire dall’emergenza ed entrare nella gestione ordinaria del problema. Perciò fu nominata una commissione che “a titolo grazioso” lavorasse presso la Regione per realizzare questo passaggio mentre il Commissario De Gennaro lavorava per risolvere l’emergenza. Il tutto secondo un percorso linearmente identificato da realizzare, appunto, in sei mesi. Si trascurava un importante particolare e che, cioè, il problema rifiuti in Campania è come quello delle previsioni climatiche: i modelli matematici ci dicono con esattezza quale sarà l’evoluzione del tempo meteorologico, ma basta l’imprevedibile battito d’ali di una farfalla a Tokyo per provocare un ciclone a New York o altrove. Allo stesso modo il sequestro di una discarica da parte della magistratura, una protesta popolare contro uno sversamento, il guasto di un impianto e via immaginando, sono l’equivalente dei battiti d’ala e intervengono, sono intervenuti, a mandare all’aria la linearità del progetto e il crono programma ad esso collegato.
Questo per quanto riguarda l’emergenza con i cui guai si è scontrato De Gennaro. Intanto la commissione lavorava per l’accompagnamento all’ingresso nella gestione ordinaria.
Quella commissione non aveva un compito precostituito circa la realizzazione di questo obiettivo, ma se si pensa che, tra gli altri, ne fanno parte Paul Brunner (uno dei maggiori esperti di incenerimento rifiuti), Giovanni Romano (vicesindaco di Mercato Sanseverino comune portato ad esempio di differenziazione virtuosa dei rifiuti), Paolo Gasparini (geofisico presidente del Centro Analisi e Monitoraggio del Rischio Ambientale), si capisce che il ciclo dei rifiuti veniva analizzato nelle due essenziali conclusioni: incenerimento e riciclaggio. Della Commissione faceva parte anche Walter Ganapini che ne è uscito una volta diventato assessore all’ambiente e chiamato qui ad indirizzare anche la politica dei rifiuti. Un indirizzo che ha cominciato a diventare oscillante: talora verso la differenziazione spinta, talaltra verso il possibile incenerimento.
Poi la campagna elettorale, le elezioni di aprile, la formazione del Governo e il passaggio della gestione nelle mani di Berlusconi (la cui santificazione molti manifesti cittadini collegavano alla risoluzione del problema) e, più direttamente, nelle mani del responsabile della Protezione Civile, Bertolaso, nominato sottosegretario. Quest’ultimo, appena nominato, non si è fatto scrupolo di dire –con buona pace del lavoro dei commissari che si sono succeduti sul trono dei rifiuti- di aver trovato una situazione peggiore a quella che aveva lasciato mesi prima.
Il 23 maggio il governo ha emanato un decreto il quale, praticamente, fa giustizia (se posso usare questo termine senza provocare il risentimento del Presidente del Consiglio) di tutto quanto realizzato e proposto sino a quel momento e, in deroga a tutto il derogabile (e non), stabilisce l’apertura di nuove discariche e la costruzione di quattro impianti di incenerimento dei rifiuti.
A questo punto uno come me, un cittadino medio, comincia a capire più niente. A chi tocca dare indicazioni? Al sottosegretario? All’assessore Ganapini? Alla Commissione che ricordavo? Ciascuno di questi ha proposte diverse, talora colludenti. Quale prevale?
Comprendo che “Non si può capire la schizofrenia se non si capisce la disperazione”, ma la disperazione degli amministratori non deve mai sfociare nella schizofrenia delle indicazioni agli amministrati. Voglio dire che occorre che una, una sola, voce abilitata a decidere le sorti (che certamente non saranno “magnifiche e progressive”) e, cioè il Governo, la Regione, il Comune, dica con inequivocabile precisione che cosa si è deciso di fare per risolvere definitivamente il problema e in quanto tempo. Garantire che dal 23 di luglio le strade di Napoli saranno ripulite significa molto poco e non garantisce che restino tali per sempre. Significa solo che si ritiene di aver trovato un posto in cui sversare spazzatura “tal quale”. In aggiunta bisogna dire come si pensa di proseguire perché non si può pretendere che chi da tempo, autonomamente, si ingegna ad avere comportamenti virtuosi riducendo la produzione di rifiuti, differenziandone il più possibile, lamentandosi di non avere come separare l’umido dal secco abbia, poi, indicazioni che sembrano andare in altro senso. Come ho scritto qualche giorno fa , bisogna dire a chiare lettere se la scelta della soluzione va verso la differenziazione spinta della frazione secca (come prescrive la legge) supportata dall’incenerimento del resto, oppure si pensa alla soluzione opposta di massimo incenerimento col supporto di un po’ di differenziata. Come si dice, tertium non datur. E se, come prevede il decreto del 23 maggio, si decide di costruire 4 inceneritori la scelta è evidentemente quella di ridurre il peso della differenziazione dal momento che costruire inceneritori ha senso solo se gli si manda rifiuti da bruciare in quantità tali da giustificarne il numero.
E non finisce qui. Come altre volte ho evidenziato, c’è anche un problema di produzione e smaltimento dei rifiuti nelle aree naturali protette. In Campania coprono il 30% del territorio e vi risiedono circa due milioni di persone che producono anche rifiuti. Per affrontare anche questo problema il 4 luglio scorso i rappresentanti di queste aree sono stati invitati dallo staff del Sottosegretario Bertolaso ad una riunione che aveva all’ordine del giorno “eventuali iniziative di raccolta differenziata da porre in essere”. È stato un incontro molto interessante e costruttivo concluso con l’impegno ad una stretta collaborazione tra Enti parco e Protezione Civile. Poi, ecco l’ennesima schizofrenia, si apprende che il sottosegretario starebbe attrezzandosi per realizzare lo sversamento di rifiuti “tal quale” in una discarica a Terzigno la quale, appunto, sta in un’area naturale protetta che è il già massacrato Parco nazionale del Vesuvio.
Comprendo la disperazione che aiuta a capire la schizofrenia, ma se poi si finisce col mandare al manicomio non gli schizofrenici, ma le loro vittime i conti non tornano più.
Ugo Leone

domenica 6 luglio 2008

Degli inceneritori

Lettera pubblicata da REPUBBLICA IL 1°LUGLIO 2008
di Ugo Leone

Caro Direttore, da un po' di giorni sento e leggo discutere sulla opportunità di impiantare un inceneritore di rifiuti ad Agnano trattandosi di un'area vulcanica.
Certo, la scelta di un sito che deve accogliere un impianto industriale o di produzione di energia deve tener doverosamente conto delle caratteristiche naturali e, tanto più, di quelle che possono essere soggette al manifestarsi di fenomeni naturali a rischio. Ma nel caso specifico direi che se i Campi Flegrei "decidessero" di eruttare la presenza di un inceneritore non credo accrescerebbe le già catastrofiche dimensioni del rischio. Ben diverso sarebbe il discorso se si trattasse di una centrale nucleare.
Perciò non tanto su questo aspetto mi sembra si debba soffermare la riflessione bensì sull'opportunità di un quarto inceneritore. Come sai e come sa qualche "mio" lettore non ho mai esitato a considerare gli inceneritori una delle possibili chiusure del ciclo dei rifiuti. Ma ho sempre sostenuto, anche, che le altre fasi del ciclo (riduzione della produzione di rifiuti, drastica separazione della frazione umida da quella secca, massima differenziazione e riciclo di quest'ultima) sono di fondamentale importanza e sono intimamente collegate anche per portare quanto meno rifiuti in quante meno discariche possibile.
Mi è sempre sembrato che questa scelta fosse anche quella auspicata dalla gran parte dei sempre più numerosi interlocutori (e decisori) del problema rifiuti. Ora, però,mi pare abbastanza evidente che le scelte vanno in altra direzione. Infatti, costruire inceneritori ha senso se li si alimenta a sufficienza. Per farlo in un numero rilevante di impianti mi pare, a lume di naso, che non si può contemporaneamente puntare sulla differenziazione spinta. Ma quest'ultima, oltre ad essere in tutti i programmi "virtuosi" di smaltimento, non è anche prescrizione della legge Ronchi? E una legge va rispettata. Capisco (mica tanto) gli interventi in deroga per liberare le strade dai cumuli di rifiuti, ma
le deroghe possono essere giustificate solo dall'emergenza. Se si prolungano oltre si trasformano in regole.
Saluti cordiali
Ugo Leone