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lunedì 4 agosto 2008

CARESTIA

da una LETTERA DAL GUATEMALA
di Gerad Lutte

............... Per darvi un'idea dell'aumento dei prezzi, vi scrivo la seguente tabella.

Prodotto dicembre 2007 luglio 2008 aumento 1

1 panino 0,20 Quetzales 0,50 Q 150%
1 kg di riso 4,40 Q 9,90 Q 125%
2,27 kg di latte 95 Q 170 Q 79%
(in polvere)
1 tortilla 0,20 Q 0,33 Q 65%
1 Kg di carne 33 Q 44 Q 33%
30 uova 20 Q 27,50 Q 35%
1 kg di fagioli 6,60 Q 16,50 Q 150%
1 kg di zucchero 2,86 Q 4,59 Q 58%

Gia` prima della speculazione mondiale sugli alimenti, molte famiglie guatemalteche vivevano nella fame e alcuni morivano. Possiamo immaginare le conseguenze disastrose che si manifestano molto piu` nelle campagne che in citta`.
Molti ragazzi e ragazze che sono usciti dalla strada sopravvivono vendendo caramelle nei mezzi pubblici e anche per loro la sopravvivenza sara` una lotta continua.
..........Noi stiamo iniziando un programma di microcrediti ma i piani belli, fatti sulla carta sono spesso annientati dall' irruenza della poverta` . Uno dei nostri ragazzi aveva iniziato in un paesino nei dintorni della capitale una vendita di prodotti alimentari di base e tutto procedeva bene. Pero` un giorno vennero ad abitare nella casa fratelli e sorelle che non avevano mezzi di sostentamento e che in pochi giorni mangiarono tutte le provviste del negozio.
Ma di questo vi parlero` in modo piu` dettagliato in una prossima lettera ....
Gerard Lutte

giovedì 12 giugno 2008

La sicurezza alimentare

Cambiare l'ottica culturale
commennto di Sergio Vellante alla Dichiarazione sulla sicurezza alimentare

Credo che il documento c sia di fondamentale importanza e non tangenziale per l'abeccedario. Si tratta di una posizione presente oramai da lungo tempo nel dibattito sul sottosviluppo e sulla fame nel mondo e che si fonda su diversi fideismi, ma tutti tesi a salvaguardare la natura. Il gruppo che gravita intorno ad Ecologist (Rivista internazionale di Ecologia pubblicata anche in Italia) è l'espressione più conosciuta e diffusa di tale cultura. Da quando studio la Bioeconomia condivido molto di queste tesii. Anche se epistemologicamente parlando non mi convince un loro approccio che sfocia nella metafisica e facilmente attaccabile dal riduzionismo deterministico che pregna il modello produttivo e di consumo occidentale. Un approccio quest'ultimo (riduzionismo) che caratterizza anche la cultura di sinistra, di provenienza marxista e non, non permettendole di comprendere pienamente cosa sta succedendo e quali sono le cause generaratrici. Esempi: obesità e monnezza a Napoli e la crisi attuale della fame nel mondo. Ma è possibile che sulla questione spazzatura tutti, e dico tutti compreso Alex Zanottelli (massima espressione della cultura che presiede al documento che ci proponi), sono per differenziare e riciclare i rifiuti non comprendendo che ciò è ad alta entropia, che comunque ha bisogno dell'incenerimento e dello stoccaggio e che cura l'effetto ma non rimuove la causa (Mecdonaldizzazione nella produzione di beni di primaria necessità e Carrefourizzazione nella distribuzione globalizzata). Ed è ancora possibile pensare alla risoluzione dei problemi della fame nel mondo - altra faccia della medaglia della nostra obesità - solo riducendo gli sprechi dell'occidente (la decrescita di Latouche), cambiando i prezzi relativi delle commodities tra uso alimentare o energetico e recuperando la biodiversità secondo le tecnologie e l'organizzazione dei processi produttivi esogeni - gestiti da centri di potere prima che tecnologici - a tutte le risorse locali. In altri termini veramente pensiamo che le popolazioni africane prossime alla Savana debbano recuperare la biodiversità bovina per i loro consumi di carne e non puntare, ad esempio, sulla carne degli ippopotami e coccodrilli (l'ho mangiata e ti posso garantire che è squisita) che già pascolano nel loro ambiente, realizzano un ciclo biologico in perfetto equilibrio con le risorse naturali e forniscono le migliori condizioni per creare quello eco-sviluppo in cui la crescita economica è integrata nel mantenimento dell'equilibrio territorio-produzione (Nino era questo un quesito che mi ponevi in una tua precedente email personale?). Credo. però, che per advenire a ciò debba cambiare l'ottica culturale di partenza utilizzando quell'approccio olistico e quel paradigma organicistico insito in quelle discipline e in quel modo di pensare afferente alla complessità della vita (biologia e società) non riducibile a mere determinazioni quantitative. E' un tentativo che sto portando avanti nel mio lavoro, volto ad affronatare prioritariamente i problemi del Mezzogiorno, e sinceramente non so intravvederne la riuscita o meno. Comunque per ritornare ai problemi per cui ti sto scrivendo, ti rimetto in allegato un invito per un insieme di seminari sulla biodiversità organizzati dal CAI di Piedimonte Matese e ti segnalo il successivo sito (http://www.fondazionecrui.it/tris/HomePage.aspx?ref=803) da dove puoi scaricare un mio scritto (La sicurezza degli insicuri beni alimentari: un ossimoro o la realtà) che affronta le questioni della sicurezza alimentare nei paesi occidentali e che assumer come corollario implicito la tragedia della fame nel mondo. Probabilmente in questo mio lavoro potrai trovare delle risposte ad i quesiti che mi ponevi nella tua precedente email.

Sergio Vellante