domenica 22 giugno 2008

Abecedario

Resoconto della riunione del 16 giugno 2008
Discussione sul "focus” dell’abecedario
di Nino Lisi

Lunedì 16 giugno, ci siamo riuniti come da programma.
Eravamo presenti (in ordine di come eravamo seduti) Guido, Enzo, Felicio, Maria, Nino, Sergio, Laura, Gabriele.
Si è discusso sul come proseguire nella costruzione dell’abecedario: su quale debba cioè essere il punto di riferimento da assumere come elemento unificante, l’angolo di osservazione da cui porsi per lo sviluppo dei vari lemmi, il terreno di verifica delle diverse elaborazioni.
Guido, anche in base alle discussioni sviluppatesi sui primi lemmi discussi ed ai testi pubblicati sul blog di La Capria e Capobianco, ha proposto di scegliere tra: la crisi della modernità o la questione napoletana., sottolineando per altro le relazioni tra di esse intercorrenti.
Nel corso della discussione è prevalso l’orientamento di scegliere come focus delle nostre riflessioni la “questione napoletana”, essendosi ritenuto che in presenza della situazione della città non ci potessimo sottrarre all’onere non solo di esaminarla nei suoi vari aspetti, ma soprattutto di risalire ai fattori ed alle dinamiche che l’hanno determinata .
A questa conclusione si è giunti partendo dalla considerazione che in questi giorni è impossibile pensare a Napoli e parlarne eludendo la emergenza rifiuti.. Ma come è ormai è largamente riconosciuto essa ha portato allo scoperto uno stato di crisi generale. L’emergenza napoletana altro non è che l’anticipazione di situazioni di crisi che stanno covando altrove e di cui si avvertono le avvisaglie, come a Roma ad esempio dove sta giungendo a saturazione la discarica di Malagrotta, la più grande di Europa. Ci si è chiesti però del perché la crisi si sia manifestata a Napoli prima che altrove; prima che nelle aree nelle quali la produzione di rifiuti è ben maggiore. Si è ritenuto che la risposta stia nel fatto che Napoli è il punto più debole del sistema italiano, anche sotto questo profilo. Ed allora è parso indispensabile porsi l’interrogativo del perché Napoli sia il punto più debole del sistema, quali siano le dinamiche ed i fattori che hanno giocato in tal senso. E si è rilevato che, a differenza della crisi di altre aree, tra i fattori all’origine della “debolezza” di Napoli non può annoverarsi la globalizzazione, sia perché essa è ben anteriore al fenomeno che va sotto questo nome, sia perché quest’ultima lambisce Napoli solo tangenzialmente (e solo per alcuni dei suoi effetti peggiori): a livello strutturale con il proliferare dei centri commerciali e, a livello sovrastrutturale, con l’influenza che il “pensiero unico” anche qui esercita sul senso comune. Non è mancata la sottolineatura di quanto i centri commerciali concorrano alla produzione in continuo aumento dei rifiuti, di come le soluzioni in voga siano tanto inefficienti quanto deleterie, e di come la stessa composizione dei rifiuti prodotti in loco costituiscano la spia di quanto le condizioni di vita della popolazione napoletana siano inferiori a quelle delle popolazioni settentrionali.
Gli ambiti nei quali collocare lo sviluppo dei diversi lemmi sono stati individuati così su proposta di Guido.
1.territorio e produzione
2. politica e società
3. l’onda lunga della storia
4. cultura e potere
5. post-modernità e modello emergenziale
6. proposte e buone pratiche
In questi ambiti con riferimento alla “questione napoletana” dovranno collocarsi i diversi contributi I due già prodotti in prima approssimazione, e discussi, dovranno quindi in occasione del loro completamento essere riferiti alla questione napoletana e quelli in via di predisposizione dovranno tener conto del taglio deciso.

Nessun commento: