giovedì 12 giugno 2008

ABECEDARIO


Resoconto della riunione del 28 aprile 2008
Discussione sul contributo di Aldo Vella
“Memoria e territorio
lunedì scorso, 28 aprile, ci siamo riuniti come da programma.
Eravamo presenti (in ordine di come eravamo seduti) Sergio Vellante, Gabreiele Di Stefano, Antonietta Selvaggio, Annamaria Valentino, io, Aldo Vella, Vincenzo Falco, Guido D'Agostino. Avevano comunicato preventivamente l'impossibilità ad essere presenti, Maria Paradiso, Carla Maiorano, Nicola Sorbo, Felicio Corvese.
Prima di discutere di Memoria e Terriorio, il tema curato da Aldo, abbiamo letto la "lettera collettiva" pubblicata sull'ultimo numero del settimanale Carta, della quale allego il testo, sia per chi non era presente, sia perché penso sia utile averla sotto mano. Ne abbiamo discusso, condividendone largamente il contenuto e la proposta, non senza sottolineare l'importanza e la criticità del nodo, che va comunque sciolto,di un tramite efficace tra società ed istituzioni, cioè: da un lato, modalità nuove di partecipazione che non disperdano ma nemmeno reprimano l'autonoma capacità di iniziativa della società e, dall'altro, il recupero della funzione politica di comporre la frantumazione e la contrapposizione degli interessi particolari. Alla fine si è deciso di aderire come Associazione Rete Meridione alla lettera collettiva di Carta, che come è detto nella sua presentazione, "vuole essere un lavoro aperto, la cui scrittura è collettiva e perciò progressiva, a cui tutti possono contribuire sia scrivendo a carta.org, che partecipando agli incontri".
Quindi abbiamo affrontato il tema Memoria e Territorio con una discussione che mi è parsa molto stimolante. Provo a sintetizzarla sperando - ma non essendone sicuro - di non tradire il pensiero degli intervenuti , che riferirò perciò senza citarli per non attribuire loro eventuali mie inesattezze e fraintendimenti. Prego a questo proposito tutte e tutti di voler sia correggere che integrare il mio resoconto, perché costruire di volta in volta una sintesi fedele di ciò che si dice nei nostri incontri potrebbe costituire una modalità appropriata per fare dell'abecedario il prodotto di un lavoro collettivo.
Aldo ha richiamato i passaggi salienti del documento che aveva diramato in precedenza sulla memoria (che, come ha scritto Maria Paradiso in una e-mail, è bellissimo), anticipando verbalmente i primi risultati della riflessione ancora in atto sul "territorio". L'etimologia del termine può fornire indicazioni utili per avvicinarsi a definire il significato del lemma. Con il suffisso orio si indica uno spazio o comunque un'entità destinata ad un'azione umana (oratorio, laboratorio, ambulatorio,etc.) Territorio dunque come spazio antropizzato, relazioni con la comunità che gli appartiene.
E' stato osservato come l'approccio etimologico porta a leggere il territorio come sistema complesso. Si è quindi discusso della memoria individuale come filo rosso della identità personale, con numerosi spunti di approfondimento, e della memoria collettiva che può evolversi ma anche andare dispersa o addirittura negata a seguito di eventi.
E' emerso che l'intreccio tra memoria collettiva, memoria storica, memoria che il territorio conserva, genius loci, potrebbe costituire una pista di riflessione interessante e promettente
E' stato inoltre osservato che mentre nell'interpretazione del processo di formazione e di evoluzione della memoria individuale si utilizza una chiave complessa, per così dire organicista, basata sul vissuto (emozioni, percezioni, sensibilità, etc.) per interpretare il processo di formazione della memoria storica si utilizza invece una chiave razionale. Ma forse non necessariamente deve essere così. Sono stati poi portati esempi di una memoria scomparsa e di una memoria presente. Il primo ha riguardato il caso di Sarno, la cui frana fu letta come effetto del disboscamento, quando invece è stata causata dal collasso dello strato di piroclastite (coaugulo di cenere e pomice) sovrastante la roccia carbonatica. Collasso dovuto alla instabilità della piroclastite che, superato un certo tasso di umidità, si scioglie. Fenomeno ben noto in epoca borbonica che veniva fronteggiato o almeno ritardato con la rete dei Reggi Lagni. Di quella sapienza si è persa memoria ed i lagni sono stati cementificati. Ed è emblematico che a Sarno in concomitanza con il verificarsi della frana , un lagno che scorreva sotto il manto stradale "è esploso" generando una sorta di gaiser.
L'esempio di memoria conservata la si è rintracciata invece nell'esperienza del distretto della lana di Prato e nel cosiddetto distretto del divano in Basilicata, le cui organizzazioni funzionali ricalcano nel primo casa la logica dei rapporti di mezzadria e nel secondo quella della colonia parziaria. La riscoperta della memoria del territorio, il recupero della memoria collettiva e della memoria storica oltre ad essere alla base di qualsiasi azione volta ad innescare processi di sviluppo locale (che sapete io preferisco chiamare di miglioramento della qualità sociale dei sistemi territoriale), possono servire per evitare l'omologazione nel pensiero unico e di essere travolti negli effetti della globalizzazione capitalistica, ad esempio rifiutando ipermercati e centri commerciali, produttori di obesità e rifiuti. Si è infine rilevato che per connettere la riflessione su memoria e territorio al punto di vista specifico di Meridione, quello del Mezzogiorno d'Italia e dei Sud del mondo, bisognerà chiedersi qual è la memoria dei territori meridionali e quali le memorie collettive delle sue popolazioni.

Nino Lisi

Per la lettera di Carta citata sopra si veda “lettera collettiva”

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