domenica 19 ottobre 2008

SULLA QUESTIONE NAPOLETANA

E teniamoci la camorra
di Nino Lisi
Per esprimere solidarietà ed amicizia a Roberto Saviano non è bastato che scrivesse Gomorra, e vivesse sotto scorta per alcuni anni.. Ci è voluto che fosse costretto a fuggire dall’Italia per sfuggire al rischio di saltare in aria come Falcone e Borsellino.
Per dichiararci amici, che so, di Sergio Nazzaro, che ha scritto Per fortuna io c’ho la camorra, di Maurizio Bracci e di Giovanni Zoppo, autori di Napoli comincia a Scampia, di Rosario Esposito La Rosa che, frequentando ancora il liceo di Scampia, l’anno scorso ha pubblicato Al di là della neve, dove neve sta per cocaina; o anche di Mirella Pignataro che sempre a Scampia anima il GRIDAS, acronimo di Gruppo di Risveglio dal Sonno, o del circolo di Lega Ambiente di Scampia, La Gru, o della Scuola di Pace che il 18 ottobre dell’anno di grazia 2008 inizia a via Foria un ennesimo “anno scolastico”, quello 2008-2009, cosa aspettiamo? Che siano costretti ad andarsene anche loro?
E quando ci dichiareremo amici delle centinaia di piccole associazioni e gruppi e singoli più o meno anonimi che a Napoli lavorano tutti i giorni per aggregare giovani e non giovani e farli pensare nei “quartieri”, alla”sanità” a “fuorigrotta” e nelle tante zone dove il degrado è maggiore, mettendo oscuramente a repentaglio la pelle? Forse mai, perché lavorano e lottano nel quasi anonimato, sicché se dovessero essere costretti a smettere o ad andarsene anche loro la cosa non farebbe neppure notizia. Solo la loro morte cruenta farebbe notizia. Per poco. E troppo tardi. C’è da augurarsi quindi che non facciano notizia mai, che per sempre nessuno si occupi di loro.
Eppoi, che significa dichiararsi amici?
Cos’è la solidarietà se non poggia su solide basi materiali, se non ci rimbocchiamo le maniche e ci mettiamo a lavorare e lottare con loro quando ancora sono in condizioni di farlo, se non si fatica (e forse non occorrerebbe neppure una grande fatica) per scoprire i legami della camorra con la politica e denunciarli a gran voce. Per questo sì che ci vorrebbe una voce grande ed un coraggio ancora più grande. E chi ce li dà?
Però non limitiamoci a pensare e a dire che il nodo da spezzare sia solo quello dei rapporti tra camorra e politica. Perché se nella politica trova supporti e complicità e nell’ignoranza e nella fame del sottoproletariato trova la sua manovalanza, è nella connivenza palese ed in quella occulta della borghesia napoletana che la camorra trova l’habitat per espandersi.
Connivenza palese che sta nei collegamenti e nei supporti professionali che la camorra vi trova per i suoi traffici. Connivenza occulta che sta in quelle che Michele Prisco nel febbraio del 1990 descriveva cosi: .
.
Si tratta dunque di una realtà complessa ed intricata come mai.
Sì, per cercare di contenere o per lo meno per contrastare la camorra, la magistratura e le forze dell’ordine, ci vogliono (i militari un po’ meno). E’ vero: per ostacolare il ricambio della manovalanza camorristica occorre creare un’altra alternativa ad una povertà che diventa miseria d’animo.
Ma non è solo così che si può sradicare il fenomeno; la soluzione sta altrove.
Va apprestata sul piano della cultura diffusa, per modificare la “particolare filosofia che è alla base del temperamento dei napoletani”, affinché non continui a perpetuare l’endemica inclinazione al malgoverno amministrativo e la carenza di senso civico. Ma chi può farlo? Chi può entrare in gioco mettendo in circuito valori, comportamenti, sensibilità e stili nuovi? .
A Napoli ci sono “casi esemplari”: l’Istituto di Studi Filosofici, il Suor Orsola Benincasa, Napoli 99, ad esempio per ricordare soltanto gli stessi che citava Prisco. Ma sono isole. Felici, ma isole che non incidono sulla “filosofia” di vita dei napoletani, non rompono la incredibile assuefazione della borghesia a tenere insieme arte, filosofia, bellezza, camorra e “munnezza”, non mettono in crisi la sua rassegnata accettazione (che è poi un alibi) dell’esistenza di due città contrapposte, non usano , per dirla con Attilio Wanderlingh, l’editore di Intra Moenia. Il quale aggiunge, e sono pienamente d’accordo, .
Ed allora? Allora occorrerebbe una mobilitazione grande dell’intellettualità diffusa che, con significative ma poche eccezioni, è però generalmente è assente dal problema, inerte. Altrimenti? Altrimenti Napoli resta come è; e se c’abbiamo la camorra ce la teniamo.


1 commento:

saperi golosi ha detto...

Credo che sulla camorra non ci sia mai stato lo scatto d'orgoglio da parte dei napoletani (nella più vasta accezione di campani, così come invece c'è stato per i siciliani contro la mafia. Lo hai ricordato bene nell'articolo subito dopo i fatti di Castel Volturno. Eppure bisogna muoversi anche e soprattutto sul terreno culturale.
E' per questo che riporto di seguito la lettera aperta di Renato Natale, già Sindaco (per poco tempo) di Casal di Principe nel periodo in cui fu assassinato don Peppino Diana.
Conoscendolo personalmente e conoscendo la battaglia che ha fatto e continua a fare su questo, credo sia opportuno sostenere la sua iniziativa: "Sono con e per Saviano". Enzo Falco

cari amici
vi scrivo da casalese ( purtroppo la lettera maiuscola se la sono aggiudicati i camorristi, a noi poveri e semplici cittadini dI questa Città spetta solo la miniscola) ; le scritte contro Saviano sui muri della nostra Città, le interviste ai ragazzi che frequentano le nostre scuole superiori, e a cittadini presi per strada, danno una immagine fortemente negativa di questo popolo. Saviano è in questo momento e in questa realtà la misura di una scelta; chi critica Saviano ( al di là anche di una
possibile fondatezza delle critiche ) , nei fatti, qui ed ora, voglia o non voglia,è come se prendesse le parti della camorra, quasi vista come rappresentativa di tutti noi . Ritengo da casalese convinto che la maggiornaza dei miei concittadini( voglio crederci ), dei giovani che frequentano le piazze, i bar e le scuole di Casale, non sono come quelli che ci fa vedere la TV , ma dobbiamo dimostrarlo in qualche modo; non dico di scendere in piazza, o gridare dalle finestre il nostro NO alla camorra,
non pretendo atti di eroismo inutile facendo nomi e cognomi di clan e criminali, vi chiedo solo una firma sotto un semplice documento con scritto solo una frase : SONO CON E PER SAVIANO" ; di per se la firma diventa scelta di campo . Vi chiedo di dimostrare a me e a voi, che sono
molti i cittadini casalesi per bene , diversi, molto diversi , da come appaiono nei resoconti giornalistici , vi chiedo di apporre la vostra firma e di chiedere di fare altrettano ai vostri amici e parenti, ai colleghi sul posto di lavoro. Sono molte le iniziative di solidarietà per questo ragazzo che vive da prigioniero per la coerenza del suo impegno, ma sono iniziative che nascono e vivono lontano da qui; ben altro valore è invece una iniziativa, per quanto semplice, che parte e cresce qui a Casale. Chiedo una mano anche agli amici che con noi casalesi hanno a che fare nell'associazionismo e nel lavoro, e che , quindi , sanno che fra di noi non c'è solo camorra .
grazie
renato natale