di Enzo Falco
Siamo all’ennesima promessa non mantenuta. Berlusconi aveva promesso di risolvere il problema in una settimana, siamo in un cul de sac peggiore, con un’emergenza senza fine che, alla vista, è ancora più grave di quelle precedenti. E nonostante le affermazioni concilianti di collaborazione, ci sono strategie diverse tra Governo, Regione Campania e Province. Queste ultime vedono gravare sulle proprie spalle, senza mezzi e risorse, le contraddizioni emerse in questi anni di emergenza rifiuti:
- l’onere delle passività e attività dei Consorzi nati a suo tempo con la l.r. 10/93 e sciolti con le recenti decisioni, con il conseguente passaggio dei migliaia di lavoratori socialmente utili che, invece di fare la raccolta differenziata, sono stati parcheggiati più o meno a non far nulla;
- l’onere di gestire gli impianti di produzione del cdr, gestiti (ad arte) male dalla FIBE/Commissari con il conseguente passaggio dei lavoratori oggi impegnati in queste strutture.
E, nel frattempo si aspetta messianicamente la costruzione degli inceneritori, oggi, per decisione del Governo Berlusconi diventati quattro, con l’aggiunta di Salerno e di quello di Napoli che il Comune ha deciso di localizzare ad Agnano, da dove è scappata la Nato per timore del bradisismo vulcanico di quell’area.
Poiché, poi, ci vogliono tre anni (ultima notizia, quello di Acerra dovrebbe essere finito entro quest’anno, anche se non si dice di tutti i rinvii avuti – assolutamente non per colpa degli ambientalisti – e di chi dovrebbe completarlo, viste le gare andate deserte più volte e visto che lo dovrà finire Fibe nonostante la risoluzione contrattuale e l’inchiesta della magistratura, al di fuori e al di là di qualunque rispetto del diritto), nell’attesa del loro completamento bisogna aprire discariche, discariche, discariche. Contro il volere dei cittadini e delle comunità, senza alcun coinvolgimento di associazioni locali e/o ambientaliste, senza alcuna certezza e sicurezza su quali rifiuti verranno sversati, senza alcuna capacità di gestire correttamente gli impianti stessi.
Alcuni esempi significativi di mancanza di credibilità sono:
- l’inchiesta della magistratura su Fibe, Bassolino e altri chiarisce (al di là delle responsabilità penali) che chi aveva l’onere di costruire e gestire, non ha fatto bene e ha creato emergenze da fermo impianti ad arte per “trattare” in modo più convincente; chi doveva controllare non lo ha fatto;
- l’inchiesta che ha coinvolto il vice di Bertolaso, Marta De Gennaro, ed altri dimostra (al di là delle responsabilità penali) che, quando hai i rifiuti a terra te ne freghi di qualunque rispetto delle normative in materia; è ciò che è accaduto in particolare nella discarica di Lo Uttaro a Caserta, cosa denunciata puntualmente dai rappresentanti dei cittadini nel comitato di garanzia creato da Bertolaso;
- la vicenda di Serre che, nel famoso scontro Bertolaso-Pecoraro, è emblematica della sostanziale mancanza di democrazia; il Sindaco di Serre e i suoi concittadini non dovevano avere neppure la possibilità di decidere la localizzazione della discarica che, si badi bene, insisteva nello stesso Comune; volevano quella di Macchia Soprana e non quella di Valle della Masseria tanto cara a Bertolaso; ovviamente il risultato finale è che nel nuovo decreto di Berlusconi è stata reinserita Valle della Masseria, in dispregio a qualunque accordo sottoscritto a suo tempo da quella Comunità.
In questa situazione appare evidente l’affanno della soluzione vincolata sempre e costantemente agli inceneritori. Perché su questo si è scatenata una vera e propria gogna mediatica nei confronti di associazioni, partiti, comitati di cittadini, forze sociali che, nel dire no agli inceneritori, hanno sempre proposto un ciclo integrato dei rifiuti basato sulle quattro “R” del WWF (riduci, ripara, riusa, ricicla)?
E’ abbastanza semplice spiegarlo.
Se lo schema, nato con il bando Rastrelli (primo governatore/commissario) e continuato da Bassolino e così di seguito, è incentrato sugli inceneritori e su un unico interlocutore che, peraltro, doveva indicare – cosa unica al mondo – i siti dove costruire, è ovvio che per rientrare dall’esposizione per le banche che hanno anticipato i soldi a FIBE avendo avuto in garanzia le “eco balle” (il petrolio del XXI secolo), l’unica possibilità è farle bruciare tutte quanto più velocemente possibile. Così l’onere che spettava alla Fibe di costruire l’inceneritore e smaltire a proprie spese le eco balle che non ha potuto bruciare per sue inadempienze si trasformano nel più grande imbroglio mai verificatosi e gli oneri che spetterebbero alla ditta appaltatrice, come d’incanto, si trasferiscono all’intera comunità. E’ emblematica in questo senso proprio la decisione di far finire l’inceneritore di Acerra a Fibe e il passaggio degli impianti cdr alle province. Queste ultime (e quindi i cittadini) si accollano i costi dei gestione della fase più complessa e onerosa e chi gestirà gli inceneritori incamereranno, in dispregio di qualunque regola di mercato, il ricavo della vendita dell’energia elettrica più il ripristinato Cip 6 che sborsano sempre i cittadini quale onere aggiuntivo per le energie rinnovabile sulle proprie bollete per i consumi elettrici.
Eppure già nel 1998 fu avviata una grande opposizione al progetto di Rastrelli e allo svolgimento della gara con le modalità previste. Un gran numero di Sindaci della fascia di Comuni a confine tra Napoli e Caserta (i Sindaci di Marano, Melito, Villaricca, Giugliano, Aversa, Caivano ecc..) strapparono all’allora Ministro Edo Ronchi:
1) la nomina di un sub commissario alla raccolta differenziata, assolutamente non prevista da Rastrelli;
2) assoggettare la procedura di gara ad un accordo di programma che vedesse partecipi non solo la Regione/Commissariato, ma anche i Sindaci e lo stesso Ministero, per verificare le condizioni specifiche di quanto tecnologicamente e operativamente il vincitore della gara offrisse (era importante questa valutazione perché come sanno ormai tutti la gara era basata non sulle migliori tecnologie, ma sulla tariffa più bassa).
Allora ero assessore all’ambiente del Comune di Caivano e quindi ho vissuto da vicino quelle vicende: la nomina a sub commissario alla raccolta differenziata di Giulio Facchi che, finchè si è occupato solo di questo, a mio avviso, ha determinato molti risultati positivi, almeno fino a che non è stato travolto dall’intera vicenda delle emergenze infinite; l’aver consigliato a Bassolino, il 3 giugno del 2000 (appena insiedatosi come governatore) di non firmare il contratto Fibe, perché si trattava (oggi lo sanno tutti ed è stato ammesso dallo stesso Bassolino) di un contratto capestro che metteva la regione, mani e piedi, nelle grinfie degli interessi di Fibe/Impregilo/Fisia. Purtroppo non solo firmò quel contratto, ma per motivi di “urgenza” (parola magica dietro cui si nascondono di solito le peggiori nefandezze) si escluse il ricorso all’accordo di programma che avrebbe, così come era stato deliberato dal tavolo Ministero/Sindaci, potuto correggere molti errori che hanno pesato e pesano ancora su tutta la vicenda. In più si decise di chiudere tutte le discariche senza che fosse completata tutta l’impiantistica e senza valutare che pur completato c’era l’esigenza di avere discariche di servizio per gli scarti finali di lavorazione.
Quindi dipendiamo da sempre dalle decisioni vincolate agli inceneritori. Questo difficilmente consentirà l’applicazione puntuale delle quattro “R” del WWF.
In più, c’è la contraddizione rilevata da Guido Viale nel suo articolo apparso su “Il manifesto”, legata al destino degli impianti di cdr: fare il revamping (una sostanziale messa a punto), come dice lo stesso Viale e l’assessore regionale Ganapini, con la possibilità di lasciare una linea per l’essenziale trattamento della frazione umida per fare compost di qualità o trasformarli direttamente, come vuole Bertolaso, in impianti per l’umido?
Napoli, poi, ha proprio bisogno di una discarica o sarebbe stato sufficiente costruire un impianto di trattamento della frazione umida (casomai facendo una raccolta spinta sulle grandi utenze – mercati generali, ristorazione ecc..) e un impianto di MTB (trattamento meccanico biologico) che desse autosufficienza alla città. E anche volendo (io sono contrario agli inceneritori) assumere il punto di vista di chi “vuole bruciare”, è proprio indispensabile la costruzione dell’inceneritore ad Agnano? O come correttamente dice anche il decreto Ronchi è possibile usare i combustibili derivati da rifiuti nelle centrali elettriche come quella di Vigliena a Napoli est che oggi brucia olio combustibile (proposta peraltro fatta diversi anni fa dall’attuale presidente della Camera di Commercio di Napoli, Cola) o in cementerie che sono presenti sul territorio campano?
E poi, viste le ormai ataviche (legittime) proteste dei cittadini per la credibilità perduta dalle istituzioni (è interessante notare come gli unici cittadini che non hanno ancora protestato sono quelli di Salerno, probabilmente perché ritengono credibile il loro Sindaco che costruirà e gestirà l’inceneritore di quella città), non era consigliabile puntare su un percorso incentrato su “piccolo è bello”, una rete di piccoli impianti su bacini di utenza ottimali, programmati insieme alle comunità locali dando la possibilità di scelta della migliori tecnologie da utilizzare?
Ho cercato di fare una simulazione sulla provincia di Caserta. Partendo da una fondamentale riduzione dei rifiuti (incentivando il non uso dell’”usa e getta”) con quattro piccoli impianti di compostaggio (50.000 t/a), il revamping del cdr di Santa Maria Capua Vetere, quattro piccoli “dissociatori molecolari” (64.000 t/a) (ma le tecnologie possono essere davvero tante), una piattaforma per i rifiuti ingombranti e una discarica di servizio (dove ci va davvero pochissimo scarto di lavorazione) e ovviamente la raccolta differenziata si risolve in via definitiva il problema dello smaltimento dei rifiuti ad un costo di circa 100 milioni di euro.
E’ stata impossibile qualunque interlocuzione politica e/o istituzionale. Perché? Perché questa soluzione (implementabile sulle altre province) costa poco e non risolve l’esposizione bancaria o il business che si è determinato sui rifiuti per un pervicace persistere sulla impostazione (ovviamente ho sempre e solo parlato di errori e non di altro) iniziale che palesemente si è dimostrata fallimentare.
Siamo in un cul de sac e, il mio timore, purtroppo, è che ci resteremo… nonostante l’Esercito…, nonostante il personale interessamento di Berlusconi, nonostante il “via libera” dato da Bossi per utilizzare gli impianti del nord.
Siamo all’ennesima promessa non mantenuta. Berlusconi aveva promesso di risolvere il problema in una settimana, siamo in un cul de sac peggiore, con un’emergenza senza fine che, alla vista, è ancora più grave di quelle precedenti. E nonostante le affermazioni concilianti di collaborazione, ci sono strategie diverse tra Governo, Regione Campania e Province. Queste ultime vedono gravare sulle proprie spalle, senza mezzi e risorse, le contraddizioni emerse in questi anni di emergenza rifiuti:
- l’onere delle passività e attività dei Consorzi nati a suo tempo con la l.r. 10/93 e sciolti con le recenti decisioni, con il conseguente passaggio dei migliaia di lavoratori socialmente utili che, invece di fare la raccolta differenziata, sono stati parcheggiati più o meno a non far nulla;
- l’onere di gestire gli impianti di produzione del cdr, gestiti (ad arte) male dalla FIBE/Commissari con il conseguente passaggio dei lavoratori oggi impegnati in queste strutture.
E, nel frattempo si aspetta messianicamente la costruzione degli inceneritori, oggi, per decisione del Governo Berlusconi diventati quattro, con l’aggiunta di Salerno e di quello di Napoli che il Comune ha deciso di localizzare ad Agnano, da dove è scappata la Nato per timore del bradisismo vulcanico di quell’area.
Poiché, poi, ci vogliono tre anni (ultima notizia, quello di Acerra dovrebbe essere finito entro quest’anno, anche se non si dice di tutti i rinvii avuti – assolutamente non per colpa degli ambientalisti – e di chi dovrebbe completarlo, viste le gare andate deserte più volte e visto che lo dovrà finire Fibe nonostante la risoluzione contrattuale e l’inchiesta della magistratura, al di fuori e al di là di qualunque rispetto del diritto), nell’attesa del loro completamento bisogna aprire discariche, discariche, discariche. Contro il volere dei cittadini e delle comunità, senza alcun coinvolgimento di associazioni locali e/o ambientaliste, senza alcuna certezza e sicurezza su quali rifiuti verranno sversati, senza alcuna capacità di gestire correttamente gli impianti stessi.
Alcuni esempi significativi di mancanza di credibilità sono:
- l’inchiesta della magistratura su Fibe, Bassolino e altri chiarisce (al di là delle responsabilità penali) che chi aveva l’onere di costruire e gestire, non ha fatto bene e ha creato emergenze da fermo impianti ad arte per “trattare” in modo più convincente; chi doveva controllare non lo ha fatto;
- l’inchiesta che ha coinvolto il vice di Bertolaso, Marta De Gennaro, ed altri dimostra (al di là delle responsabilità penali) che, quando hai i rifiuti a terra te ne freghi di qualunque rispetto delle normative in materia; è ciò che è accaduto in particolare nella discarica di Lo Uttaro a Caserta, cosa denunciata puntualmente dai rappresentanti dei cittadini nel comitato di garanzia creato da Bertolaso;
- la vicenda di Serre che, nel famoso scontro Bertolaso-Pecoraro, è emblematica della sostanziale mancanza di democrazia; il Sindaco di Serre e i suoi concittadini non dovevano avere neppure la possibilità di decidere la localizzazione della discarica che, si badi bene, insisteva nello stesso Comune; volevano quella di Macchia Soprana e non quella di Valle della Masseria tanto cara a Bertolaso; ovviamente il risultato finale è che nel nuovo decreto di Berlusconi è stata reinserita Valle della Masseria, in dispregio a qualunque accordo sottoscritto a suo tempo da quella Comunità.
In questa situazione appare evidente l’affanno della soluzione vincolata sempre e costantemente agli inceneritori. Perché su questo si è scatenata una vera e propria gogna mediatica nei confronti di associazioni, partiti, comitati di cittadini, forze sociali che, nel dire no agli inceneritori, hanno sempre proposto un ciclo integrato dei rifiuti basato sulle quattro “R” del WWF (riduci, ripara, riusa, ricicla)?
E’ abbastanza semplice spiegarlo.
Se lo schema, nato con il bando Rastrelli (primo governatore/commissario) e continuato da Bassolino e così di seguito, è incentrato sugli inceneritori e su un unico interlocutore che, peraltro, doveva indicare – cosa unica al mondo – i siti dove costruire, è ovvio che per rientrare dall’esposizione per le banche che hanno anticipato i soldi a FIBE avendo avuto in garanzia le “eco balle” (il petrolio del XXI secolo), l’unica possibilità è farle bruciare tutte quanto più velocemente possibile. Così l’onere che spettava alla Fibe di costruire l’inceneritore e smaltire a proprie spese le eco balle che non ha potuto bruciare per sue inadempienze si trasformano nel più grande imbroglio mai verificatosi e gli oneri che spetterebbero alla ditta appaltatrice, come d’incanto, si trasferiscono all’intera comunità. E’ emblematica in questo senso proprio la decisione di far finire l’inceneritore di Acerra a Fibe e il passaggio degli impianti cdr alle province. Queste ultime (e quindi i cittadini) si accollano i costi dei gestione della fase più complessa e onerosa e chi gestirà gli inceneritori incamereranno, in dispregio di qualunque regola di mercato, il ricavo della vendita dell’energia elettrica più il ripristinato Cip 6 che sborsano sempre i cittadini quale onere aggiuntivo per le energie rinnovabile sulle proprie bollete per i consumi elettrici.
Eppure già nel 1998 fu avviata una grande opposizione al progetto di Rastrelli e allo svolgimento della gara con le modalità previste. Un gran numero di Sindaci della fascia di Comuni a confine tra Napoli e Caserta (i Sindaci di Marano, Melito, Villaricca, Giugliano, Aversa, Caivano ecc..) strapparono all’allora Ministro Edo Ronchi:
1) la nomina di un sub commissario alla raccolta differenziata, assolutamente non prevista da Rastrelli;
2) assoggettare la procedura di gara ad un accordo di programma che vedesse partecipi non solo la Regione/Commissariato, ma anche i Sindaci e lo stesso Ministero, per verificare le condizioni specifiche di quanto tecnologicamente e operativamente il vincitore della gara offrisse (era importante questa valutazione perché come sanno ormai tutti la gara era basata non sulle migliori tecnologie, ma sulla tariffa più bassa).
Allora ero assessore all’ambiente del Comune di Caivano e quindi ho vissuto da vicino quelle vicende: la nomina a sub commissario alla raccolta differenziata di Giulio Facchi che, finchè si è occupato solo di questo, a mio avviso, ha determinato molti risultati positivi, almeno fino a che non è stato travolto dall’intera vicenda delle emergenze infinite; l’aver consigliato a Bassolino, il 3 giugno del 2000 (appena insiedatosi come governatore) di non firmare il contratto Fibe, perché si trattava (oggi lo sanno tutti ed è stato ammesso dallo stesso Bassolino) di un contratto capestro che metteva la regione, mani e piedi, nelle grinfie degli interessi di Fibe/Impregilo/Fisia. Purtroppo non solo firmò quel contratto, ma per motivi di “urgenza” (parola magica dietro cui si nascondono di solito le peggiori nefandezze) si escluse il ricorso all’accordo di programma che avrebbe, così come era stato deliberato dal tavolo Ministero/Sindaci, potuto correggere molti errori che hanno pesato e pesano ancora su tutta la vicenda. In più si decise di chiudere tutte le discariche senza che fosse completata tutta l’impiantistica e senza valutare che pur completato c’era l’esigenza di avere discariche di servizio per gli scarti finali di lavorazione.
Quindi dipendiamo da sempre dalle decisioni vincolate agli inceneritori. Questo difficilmente consentirà l’applicazione puntuale delle quattro “R” del WWF.
In più, c’è la contraddizione rilevata da Guido Viale nel suo articolo apparso su “Il manifesto”, legata al destino degli impianti di cdr: fare il revamping (una sostanziale messa a punto), come dice lo stesso Viale e l’assessore regionale Ganapini, con la possibilità di lasciare una linea per l’essenziale trattamento della frazione umida per fare compost di qualità o trasformarli direttamente, come vuole Bertolaso, in impianti per l’umido?
Napoli, poi, ha proprio bisogno di una discarica o sarebbe stato sufficiente costruire un impianto di trattamento della frazione umida (casomai facendo una raccolta spinta sulle grandi utenze – mercati generali, ristorazione ecc..) e un impianto di MTB (trattamento meccanico biologico) che desse autosufficienza alla città. E anche volendo (io sono contrario agli inceneritori) assumere il punto di vista di chi “vuole bruciare”, è proprio indispensabile la costruzione dell’inceneritore ad Agnano? O come correttamente dice anche il decreto Ronchi è possibile usare i combustibili derivati da rifiuti nelle centrali elettriche come quella di Vigliena a Napoli est che oggi brucia olio combustibile (proposta peraltro fatta diversi anni fa dall’attuale presidente della Camera di Commercio di Napoli, Cola) o in cementerie che sono presenti sul territorio campano?
E poi, viste le ormai ataviche (legittime) proteste dei cittadini per la credibilità perduta dalle istituzioni (è interessante notare come gli unici cittadini che non hanno ancora protestato sono quelli di Salerno, probabilmente perché ritengono credibile il loro Sindaco che costruirà e gestirà l’inceneritore di quella città), non era consigliabile puntare su un percorso incentrato su “piccolo è bello”, una rete di piccoli impianti su bacini di utenza ottimali, programmati insieme alle comunità locali dando la possibilità di scelta della migliori tecnologie da utilizzare?
Ho cercato di fare una simulazione sulla provincia di Caserta. Partendo da una fondamentale riduzione dei rifiuti (incentivando il non uso dell’”usa e getta”) con quattro piccoli impianti di compostaggio (50.000 t/a), il revamping del cdr di Santa Maria Capua Vetere, quattro piccoli “dissociatori molecolari” (64.000 t/a) (ma le tecnologie possono essere davvero tante), una piattaforma per i rifiuti ingombranti e una discarica di servizio (dove ci va davvero pochissimo scarto di lavorazione) e ovviamente la raccolta differenziata si risolve in via definitiva il problema dello smaltimento dei rifiuti ad un costo di circa 100 milioni di euro.
E’ stata impossibile qualunque interlocuzione politica e/o istituzionale. Perché? Perché questa soluzione (implementabile sulle altre province) costa poco e non risolve l’esposizione bancaria o il business che si è determinato sui rifiuti per un pervicace persistere sulla impostazione (ovviamente ho sempre e solo parlato di errori e non di altro) iniziale che palesemente si è dimostrata fallimentare.
Siamo in un cul de sac e, il mio timore, purtroppo, è che ci resteremo… nonostante l’Esercito…, nonostante il personale interessamento di Berlusconi, nonostante il “via libera” dato da Bossi per utilizzare gli impianti del nord.
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