sabato 19 luglio 2008

LO SAPEVATE CHE I RIFIUTI DI NAPOLI INVIATI IN GERMANIA NON VENGONO BRUCIATI?


L'immondizia mandata in Germania non viene bruciata ma trattata con impianti meccanico-biologici e rivenduta

da http://www.rifiutizerocampania.org/node/29
Alternative agli inceneritori
BERLINO, 21 MAG - I rifiuti campani già smaltiti in Sassonia non sono stati bruciati nei termovalorizzatori tedeschi, ma sono stati riciclati per ricavarne materie prime secondarie e composti organici che verranno venduti all’industria. Il ’percorsò dell’immondizia italiana in Germania lo ha spiegato all’ANSA una portavoce del Ministero dell’Ambiente della Sassonia, sottolineando che niente è finito in discarica.«Questi rifiuti non sono stati bruciati» negli inceneritori, ha detto la portavoce. Anzitutto, ha spiegato sono stati separati i rifiuti organici da quelli solidi, che diventeranno poi materie prime secondarie (plastica, metallo, etc.). Il resto, «una parte minore - ha proseguito - è statotrattato in un impianto meccanico-biologico e verrà venduto alle industrie», le quali bruciano questo materiale trasformandolo così in energia. Ma il grosso dei rifiuti campani diventa materia prima secondaria. E l’Italia, oltre a fornire l’immondizia, svolge anche un ruolo importante nella fase successiva del percorso di quest’ultima. Il Paese, infatti, è al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, della graduatoria degli acquirenti di materie prime secondarie.(ANSA). CB21-MAG-08 17:09 NNN

L'EMERGENZA RIFIUTI E' FINITA! LA CAMPANIA CONTINUERA' AD IMPORTARE RIFIUTI

Un esempio di economia di shock
PER ALIMENTARE I QUATTRO INCENERITORI DECISI DAL GOVERNO OCCORRERANNO ALTRI RIFIUTI
LA RABBIA DI ALEX ZANOTELLI

Berlusconi ci impone , con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare.Da solo l’inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all’anno! E’ chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente ( al 70 %),non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori.E’ da 14 anni che non c’è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione.Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti.”Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani Ciò che è definito “tossico” altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato “pericoloso”qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti , hanno meno poteri che nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare,come altrove accade, i diritti dei Campani”.
Davanti a tutto questo, ho diritto ad indignarmi. Per me è una questione etica e morale. Ci devo essere come prete, come missionario. Se lotto contro l’aborto e l’eutanasia, devo esserci nella lotta su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani.
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all’inceneritore di Acerra ,a contestare la conferenza stampa di Berlusconi , organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone.( La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell’ordine,è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di dire il nostro no a quanto stava accadendo.Abbiamo distribuito alla stampa i volantini :”Lutto cittadino.La democrazia è morta ad Acerra.Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso.” Nella conferenza stampa ( non ci è stato permesso parteciparvi !)Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha “subito” per costruire l’inceneritore ad Acerra !( Ricordo che la Fibe è sotto processo oggi ! ).Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l’ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori!Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera , a gestire i rifiuti.Quella italiana sarà quasi certamente la A2A ( la multiservizi di Brescia e Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti , si papperà anche l’acqua di Napoli.Che vergogna! E’ la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l’economia di shock! Lì dove c’è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!).
da una lettera agli amici di Alex Zanotelli

giovedì 17 luglio 2008

LE IMPRONTE DI TUTTE E TUTTI

O DI NESSUNO
Prosegue la raccolta volontaria di impronte per protestare contro il provvedimento razzista del governo che vuole raccogliere le impronte digitali a rom e sinti di Milano, Napoli e Roma.
Dopo la raccolta di ieri a Napoli
[ trovate alcune foto ttp://picasaweb.google.it/cantierenapoli/Impronte2]
si muove la Toscana, dove pure la raccolta è già stata effettuata, ad esempio a Pisa, ed è in corso al Meeting antirazzista di Cecina: questa mattina i consiglieri Prc, Verdi, Sd, Pdci e Pd, dopo aver indossato la maglietta clandestina diffusa da Carta, hanno partecipato all’iniziativa pubblica per raccogliere le impronte promossa dall’Arci. Domani, invece, sempre a Firenze, Alessandro Santoro, prete delle Piagge, presenta la Marcia delle convivenza contro tutti i razzismi, «A chi crede e spera negli uomini e nelle donne», che si svolgerà il 22 luglio: la presentazione sarà realizzata in piazzale Michelangelo, dove l’artista Saverio Tommasi ha deciso di chiudersi per tre giorni in una gabbia di rete metallica e filo spinato per manifestare contro i Cpt in Toscana. Venerdì, inoltre, l’iniziativa «Schedateci tutti» sarà organizzata a Lucca in piazza Cittadella dalle ore 18 alle ore 20. Per segnalare altre raccolte scrivete a carta@carta.org.
Nel sito dell’Arci [www.arci.it], ci sono le informazioni e i moduli per la raccolta delle impronte

mercoledì 16 luglio 2008

Kentucky - Aree rurali del Meridione?

carissimi sono in parttenza per l'Università del Kentucky per una conferenza come relatore invitato. Non aspettatevi interventi sul blog per i prossimi giorni. Magari condividerò con voi alcune impressioni su questa area 'periferica' o marginale degli USA in comparazione con alcune aree interne ddel Mezzogiorno che conosco.

domenica 13 luglio 2008

SCHIZZOFRENIA E RIFIUTI


Il buio oltre il 23 luglio

di Ugo Leone
pubblicato su “la repubblica Napoli” 11 luglio 2008
La schizofrenia, leggo su wikipedia, “è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata, secondo le convenzioni scientifiche, da un decorso superiore ai sei mesi (tendenzialmente cronica o recidivante), dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'emozione, con una gravità tale da limitare le normali attività della persona.” Leggo pure che secondo Ronald David Laing, « Non si può capire la schizofrenia se non si capisce la disperazione. ».
Leggo tutto questo e penso al problema dei rifiuti in Campania, ma più opportuno sarebbe dire a Napoli (e Caserta), e alla schizofrenia che ne accompagna da sei mesi le proposte di soluzione.
Sei mesi fa il problema sembrava essere uno:uscire dall’emergenza ed entrare nella gestione ordinaria del problema. Perciò fu nominata una commissione che, “a titolo grazioso” lavorasse presso la Regione per realizzare questo passaggio mentre il commissario De Gennaro lavorava per risolvere l’emergenza. Il tutto secondo un percorso linearmente identificato da realizzare, appunto, in sei mesi. Si trascurava un importante particolare e che, cioè, il problema rifiuti in Campania è come quello delle previsioni climatiche: i modelli matematici ci dicono con esattezza quale sarà l’evoluzione del tempo atmosferico, ma basta l’imprevedibile battito d’ali di una farfalla a Tokyo per provocare un ciclone a New York o altrove. Allo stesso modo il sequestro di una discarica da parte della magistratura, una protesta popolare contro uno sversamento, il guasto di un impianto e via immaginando, sono l’equivalente dei battiti d’ala e intervengono, sono intervenuti, a mandare all’aria la linearità del progetto e il crono programma ad esso collegato.
Questo per quanto riguarda l’emergenza con i cui guai si è scontrato De Gennaro. Intanto la Commissione lavorava per l’accompagnamento all’ingresso nella gestione ordinaria. Quella Commissione non aveva un compito precostituito circa la realizzazione di questo obiettivo, ma se si pensa che, tra gli altri, ne fanno parte Paul Brunner (uno dei maggiori esperti di incenerimento dei rifiuti), Giovanni Romano (vicesindaco di Mercato Sanseverino, Comune portato ad esempio di differenziazione virtuosa dei rifiuti), Paolo Gasparini (geofisico Presidente del Centro di Analasi e Monitoraggio del Rischio Ambientale), si capisce che il ciclo dei rifiuti veniva analizzato nelle due essenziali conclusioni:incenerimento e riciclaggio. Della Commissione faceva parte anche Walter Ganapini che ne è uscito una volta diventato Assessore regionale all’ambiente e chiamato qui ad indirizzare anche la politica dei rifiuti. Un indirizzo che ha cominciato a diventare oscillante: talora verso la differenziazione spinta,, talaltra verso il possibile incenerimento.
Poi la campagna elettorale, le elezioni di aprile, la formazione del Governo e il passaggio della gestione nelle mani di Berlusconi (la cui santificazione molti manifesti cittadini collegavano alla soluzione del problema) e, più direttamente, nelle mani del responsabile della Protezione civile, Bertolaso, nominato sottosegretario. Quest’ultimo, appena nominato, non si è fatto scrupolo di dire –con buona pace del lavoro dei commissari che si sono succeduti sul trono dei rifiuti- di aver trovato una situazione peggiore di quella che aveva lasciato mesi prima.
Il 23 maggio il Governo ha emanato un decreto il quale, praticamente, fa giustizia (se posso usare questo termine senza provocare il risentimento del Presidente del Consiglio) di tutto quanto realizzato e proposto sino a quel momento e, in deroga a tutto il derogabile (e non), stabilisce l’apertura di nuove discariche e la costruzione di quattro impianti di incenerimento rifiuti.
A questo punto, uno come me, un cittadino medio, comincia a capire più niente. A chi tocca dare indicazioni? Al sottosegretario? All’assessore Ganapini? Alla Commissione che ricordavo? Ciascuno di questi ha proposte diverse, talora colludenti. Quale prevale?
Sei mesi fa il problema sembrava essere uno: uscire dall’emergenza ed entrare nella gestione ordinaria del problema. Perciò fu nominata una commissione che “a titolo grazioso” lavorasse presso la Regione per realizzare questo passaggio mentre il Commissario De Gennaro lavorava per risolvere l’emergenza. Il tutto secondo un percorso linearmente identificato da realizzare, appunto, in sei mesi. Si trascurava un importante particolare e che, cioè, il problema rifiuti in Campania è come quello delle previsioni climatiche: i modelli matematici ci dicono con esattezza quale sarà l’evoluzione del tempo meteorologico, ma basta l’imprevedibile battito d’ali di una farfalla a Tokyo per provocare un ciclone a New York o altrove. Allo stesso modo il sequestro di una discarica da parte della magistratura, una protesta popolare contro uno sversamento, il guasto di un impianto e via immaginando, sono l’equivalente dei battiti d’ala e intervengono, sono intervenuti, a mandare all’aria la linearità del progetto e il crono programma ad esso collegato.
Questo per quanto riguarda l’emergenza con i cui guai si è scontrato De Gennaro. Intanto la commissione lavorava per l’accompagnamento all’ingresso nella gestione ordinaria.
Quella commissione non aveva un compito precostituito circa la realizzazione di questo obiettivo, ma se si pensa che, tra gli altri, ne fanno parte Paul Brunner (uno dei maggiori esperti di incenerimento rifiuti), Giovanni Romano (vicesindaco di Mercato Sanseverino comune portato ad esempio di differenziazione virtuosa dei rifiuti), Paolo Gasparini (geofisico presidente del Centro Analisi e Monitoraggio del Rischio Ambientale), si capisce che il ciclo dei rifiuti veniva analizzato nelle due essenziali conclusioni: incenerimento e riciclaggio. Della Commissione faceva parte anche Walter Ganapini che ne è uscito una volta diventato assessore all’ambiente e chiamato qui ad indirizzare anche la politica dei rifiuti. Un indirizzo che ha cominciato a diventare oscillante: talora verso la differenziazione spinta, talaltra verso il possibile incenerimento.
Poi la campagna elettorale, le elezioni di aprile, la formazione del Governo e il passaggio della gestione nelle mani di Berlusconi (la cui santificazione molti manifesti cittadini collegavano alla risoluzione del problema) e, più direttamente, nelle mani del responsabile della Protezione Civile, Bertolaso, nominato sottosegretario. Quest’ultimo, appena nominato, non si è fatto scrupolo di dire –con buona pace del lavoro dei commissari che si sono succeduti sul trono dei rifiuti- di aver trovato una situazione peggiore a quella che aveva lasciato mesi prima.
Il 23 maggio il governo ha emanato un decreto il quale, praticamente, fa giustizia (se posso usare questo termine senza provocare il risentimento del Presidente del Consiglio) di tutto quanto realizzato e proposto sino a quel momento e, in deroga a tutto il derogabile (e non), stabilisce l’apertura di nuove discariche e la costruzione di quattro impianti di incenerimento dei rifiuti.
A questo punto uno come me, un cittadino medio, comincia a capire più niente. A chi tocca dare indicazioni? Al sottosegretario? All’assessore Ganapini? Alla Commissione che ricordavo? Ciascuno di questi ha proposte diverse, talora colludenti. Quale prevale?
Comprendo che “Non si può capire la schizofrenia se non si capisce la disperazione”, ma la disperazione degli amministratori non deve mai sfociare nella schizofrenia delle indicazioni agli amministrati. Voglio dire che occorre che una, una sola, voce abilitata a decidere le sorti (che certamente non saranno “magnifiche e progressive”) e, cioè il Governo, la Regione, il Comune, dica con inequivocabile precisione che cosa si è deciso di fare per risolvere definitivamente il problema e in quanto tempo. Garantire che dal 23 di luglio le strade di Napoli saranno ripulite significa molto poco e non garantisce che restino tali per sempre. Significa solo che si ritiene di aver trovato un posto in cui sversare spazzatura “tal quale”. In aggiunta bisogna dire come si pensa di proseguire perché non si può pretendere che chi da tempo, autonomamente, si ingegna ad avere comportamenti virtuosi riducendo la produzione di rifiuti, differenziandone il più possibile, lamentandosi di non avere come separare l’umido dal secco abbia, poi, indicazioni che sembrano andare in altro senso. Come ho scritto qualche giorno fa , bisogna dire a chiare lettere se la scelta della soluzione va verso la differenziazione spinta della frazione secca (come prescrive la legge) supportata dall’incenerimento del resto, oppure si pensa alla soluzione opposta di massimo incenerimento col supporto di un po’ di differenziata. Come si dice, tertium non datur. E se, come prevede il decreto del 23 maggio, si decide di costruire 4 inceneritori la scelta è evidentemente quella di ridurre il peso della differenziazione dal momento che costruire inceneritori ha senso solo se gli si manda rifiuti da bruciare in quantità tali da giustificarne il numero.
E non finisce qui. Come altre volte ho evidenziato, c’è anche un problema di produzione e smaltimento dei rifiuti nelle aree naturali protette. In Campania coprono il 30% del territorio e vi risiedono circa due milioni di persone che producono anche rifiuti. Per affrontare anche questo problema il 4 luglio scorso i rappresentanti di queste aree sono stati invitati dallo staff del Sottosegretario Bertolaso ad una riunione che aveva all’ordine del giorno “eventuali iniziative di raccolta differenziata da porre in essere”. È stato un incontro molto interessante e costruttivo concluso con l’impegno ad una stretta collaborazione tra Enti parco e Protezione Civile. Poi, ecco l’ennesima schizofrenia, si apprende che il sottosegretario starebbe attrezzandosi per realizzare lo sversamento di rifiuti “tal quale” in una discarica a Terzigno la quale, appunto, sta in un’area naturale protetta che è il già massacrato Parco nazionale del Vesuvio.
Comprendo la disperazione che aiuta a capire la schizofrenia, ma se poi si finisce col mandare al manicomio non gli schizofrenici, ma le loro vittime i conti non tornano più.
Ugo Leone

UN'INTELLETTULITA' ASSENTE CHE INTELLETTUALITA' E'?

Un'assenza che si è fatta notare
di Carla Maiorano
L’intenzione davvero ambiziosa degli organizzatori dell’incontro pubblico che si è tenuto il 3 luglio
scorso a Serra di Cassano dal titolo: “Ripensare la città partendo dagli ultimi”, era stanare i
ceti borghesi e intellettuali che continuano ad assistere silenti al degrado della città.
Questa intenzione è apparsa molto chiara nelle parole di uno dei promotori, padre Alex Zanotelli, il quale ha rivolto un vero e proprio appello affinché la classe degli intellettuali sposi la causa degli
“ultimi”.
Nonostante le buone intenzioni degli organizzatori e il risultato positivo di aver radunato nella
stessa sala alcuni esponenti progressisti delle professioni e delle competenze di questa nostra
sfortunata città (Psichiatria Democratica, Medicina Democratica, Giuristi Democratici e Magistratura Democratica), si sono registrate grandi assenze.
Gli assenti erano gli esponenti del mondo accademico, quei professionisti e intellettuali che sono
stati sempre presenti ai Forum del Sindaco di Napoli e che siedono comunemente ai tavoli della
Regione, schiere di persone autorevoli che accattonano incarichi, consulenze, collaborazioni alle
varie istituzioni di governo e che, di fatto, hanno contribuito a determinare la situazione di sfascio
attuale.
La difficoltà di coinvolgere questi soggetti forse si spiega con l’ asserzione di uno dei presenti che
lapidariamente ha detto “la borghesia aristocratica napoletana ha gli stessi valori della società
illegale”.
Alla lucida analisi sulla condizione attuale della città sviluppata da alcuni dei partecipanti, fra cui lo stesso Zanotelli, Andrea Morniroli di Cantieri Sociali, Sasà di Fede del Comitato Albergo dei
Poveri ed altri, non ha fatto riscontro una chiarezza degli intenti e delle azioni da intraprendere.
Vaghi i proponimenti: dal fare rete, al sollecitare un movimento di cittadinanza attiva, al partire
dalla denuncia. Di fatto non è chiaro a nessuno quali possono essere gli strumenti per far incontrare lungo uno stesso percorso di rinascita sociale di Napoli, le intellettualità, i cittadini e gli esclusi di questa città.
Questa vaghezza, questo disorientamento di coloro che volenterosamente intendono inventare
nuove forme della politica e della militanza sociale, si scontra con la lucidità e la determinazione
dei poteri forti, di quei poteri che determinano la “Shock economy” come la definisce Noemi Klein.
Come ricordava Zanotelli il Decreto sui rifiuti in Campania è la dimostrazione di come uno Stato,
grazie alle emergenze ambientali da esso stesso determinate, imponga con l’esercito gli interessi dei potentati economico-finanziari.
E poi, ultima questione che mi viene di sollevare, come potrebbe concretizzarsi questa ipotetica
alleanza fra gli ultimi e il ceto intellettuale, tenuto conto che i poveri, gli esclusi sono diventati
nell’immaginario dei benpensanti i veri criminali e/o i nemici?
Aspettiamo di vedere i prossimi passi e il prosieguo dell’iniziativa con il nostro solito
atteggiamento curioso e attento a tutto quello che si muove in città.
Carla Majorano

sabato 12 luglio 2008

RIFIUTI. IL CASSONETTO DEGLI ECCESSI

Nei rifiuti che potremmo non produrre c'è l'equivalente di reddito che aiuterebbe ad arrivare a fine mese”.
di Guido Viale
da il manifesto del 9 luglio

I rifiuti che hanno ingombrato per mesi e ancora ingombrano le strade della Campania sono gli stessi che in altri contesti vengonor accolti, più o meno ordinatamente, nei sacchetti, nei bidoni, nei camion e negli ecocentri della raccolta differenziata. Si presentano ai nostri occhi in modo diverso, ma materiali e oggetti di cui sono composti sono uguali: in gran parte imballaggi; di plastica, cartone, vetro, legno e metallo; poi altri prodotti usa-e-getta (stoviglie, pannolini e gadget) e avanzi di pasti non consumati o di acquisti alimentari non cucinati. Nei rifiuti urbani - quelli che ciascuno di noi produce - non c'è quasi altro.
I rifiuti domestici sono il residuo dei nostri consumi: cioè di cose che abbiamo comprato, pagato e prima o poi (più prima che poi) buttato, perché non ci servivano più. Gli imballaggi sono tanti: il 40%, in peso, dei rifiuti che produciamo; il 60-70 e anche più in volume, cioè prima di entrare nel ventre di un compattatore che li schiaccia un po'; i prodotti usa e getta fanno un altro 10-15%. Gli
avanzi alimentari contano molto meno: sono mediamente 250-300 grammi al giorno a testa, compresi quelli prodotti dai mercati e dai negozi. Inoltre, in confronto con gli altri rifiuti, occupano poco spazio (l'organico è pesante); ma, se non vengono ritirati e trattati, si deteriorano in fretta: puzzano e attirano topi, insetti, parassiti e malattie. Lo fanno ovunque si trovino: sia abbandonati per strada che depositati in un cassonetto; sia in un contenitore per la raccolta differenziata che in una discarica. Gli imballaggi - in gran parte superflui - e gli articoli usa e getta che potrebbero essere sostituiti facilmente da prodotti lavabili e gli alimenti che buttiamo via ogni giorno. Perché abbiamo fatto la spesa con poca attenzione, incidono molto sul costo della vita: quasi un quarto di ciò che spendiamo.
Poi dobbiamo spendere una seconda volta per il servizio di igiene urbana che li porta via, sperando che funzioni. Insomma, dentro i rifiuti che produciamo ogni giorno c'è l'equivalente della quarta settimana del mese: quella in cui molti si ritrovano senza denaro, perché hanno già speso tutto nelle prime tre settimane.
Un'amministrazione che aiuti non solo a liberarci dai nostri rifiuti (portandoli via e trattandoli in modo differenziato, come è suo dovere fare, se noi collaboriamo), ma anche a liberarci dalla necessità di dilapidare un quarto delle spese correnti in imballaggi, in
prodotti e in acquisti inutili aiuterebbe a superare il problema della quarta settimana molto meglio di qualche modesto aumento salariale. Si può fare. In molti paesi europei e in qualche città italiana si è già cominciato a farlo: con la vendita di prodotti sfusi (alla spina): detersivi, liquidi alimentari, prodotti in grani; con la riduzione al minimo degli imballaggi - evitando l'eccesso di packaging; vino, birra e bibite in bottiglie a rendere (richiede un sistema di «logistica di ritorno», con la cauzione per il vuoto, che molti paesi civili hanno reintrodotto da tempo). Imponendo o raccomandando stoviglie lavabili nelle mense, nei fast food e nelle feste; pannolini di nuova concezione, lavabili in lavatrice (complessivamente costano un decimo di quelli usa e getta usati da un bambino); acqua del rubinetto (che spesso è più pura di quella minerale); ecc. A questo vanno aggiunte la regolamentazione e la promozione dei mercati e dello scambio dell'usato, che consente a chi non può permettersi il «nuovo» di accedere comunque a beni importanti e di qualità; e a chi vuole sbarazzarsi del vecchio, di non aggiungerlo al pozzo senza fondo dei rifiuti. Sono tutte questioni su cui i poteri pubblici locali possono avere un peso decisivo.
Non si vuole certo svalutare le rivendicazioni salariali, sacrosante soprattutto in Italia, che sta ormai al fondo della scala delle retribuzioni del lavoro dipendente in Europa. La lotta sindacale ha e manterrà sempre finalità redistributive che, se trascurate, finiscono per spianare la strada del declino di tutto il sistema industriale: cioè a farci assimilare sempre più a un paese del Terzo
mondo. Tuttavia le rivendicazioni salariali non potranno mai più tenere il passo con i modelli di consumo che ci vengono proposti, dove prodotti inutili come gli imballaggi, l'usa e getta, gli ingorghi del traffico, le luminarie senza scopo hanno uno spazio crescente e ci costringono a un inseguimento senza domani. Per di più, in un contesto in cui le nazioni impegnate in un decollo economico e nel conseguente consumo di risorse contano miliardi di abitanti mentre i limiti del pianeta sono ormai resi evidenti dall'aumento irreversibile del prezzo dei cereali, del petrolio e dei suoli edificabili. La strada per la riconquista della quarta settimana, cioè di un reddito che permetta a tutti di fare fronte alle esigenze e alle aspirazioni di una vita decente passerà sempre meno attraverso mere conquiste salariali o il perseguimento di un maggior reddito; e dipenderà sempre più dall'adeguamento dei nostri consumi alle caratteristiche di un pianeta in cui i commensali e le loro esigenze aumentano, mentre le risorse sono sempre le stesse o addirittura
diminuiscono. Non è detto che questo peggiori la qualità della vita. In molti casi può migliorarla: meno traffico, meno rifiuti, meno stress, meno miseria - se non ancora la nostra, sicuramente quella altrui, che sempre più, però, ricompare, come fonte di turbamento, sotto il nostro sguardo diretto o telematico: cioè per strada o alla televisione. Ma è una transizione che non può essere realizzata solo da ciascuno di noi, anche se i comportamenti individuali hanno in questo campo un peso crescente; e nemmeno può essere affidata soltanto alla lotta salariale o alla difesa settoriale degli interessi corporativi. E' una transizione in cui il rapporto tra cittadinanza e poteri pubblici - soprattutto locali - è decisivo. Per questo non possiamo più essere indifferenti a chi gestisce questi poteri, né delegare loro la definizione di interventi come la gestione dei rifiuti o la riconversione del sistema distributivo, che per tanti anni abbiamo considerato questioni al di fuori della nostra portata. Viviamo in un contesto di sfiducia e distacco - peraltro motivati - tra
cittadinanza e chi la governa: sia a livello nazionale che locale. Una svolta nella gestione dei rifiuti è una cosa piccola; ma rappresenta la strada obbligata per ricostruire le basi della convivenza.

Postilla di Eddyburg
Imporre la riduzione degli imballaggi all’origine: questo sarebbe un argomento politico in una società nella quale la politica non fosse serva dell’economia e la guidasse. Ma ne siamo molto lontani. Ancora più lontana una società nella quale l’economia non avesse nella ricerca affannosa del massimo profitto l’unbico suo motore.

giovedì 10 luglio 2008

NON TOCCATE I BAMBINI E LE BAMBINE ROM E SINTI

IL RAZZISMO CI RENDE INSICURI
dichiarazione di *
Il Parlamento Europeo riunito a Strasburgo il 10 Giugno 2008 con 336 sì, 220 no e 77 astenuti ha approvato la risoluzione sulla raccolta di impronte alle popolazioni nomadi.
Nel testo si mette in guardia il Governo italiano dalla violazione delle norme "antidiscriminazione".

Gli europarlamentari hanno approvato un emendamento al testo della risoluzione col quale si esortano le autorità italiane "ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte in attesa dell'imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica".

La caccia alle streghe scatenata nel nostro Paese contro i migranti irregolari, ma soprattutto gli zingari, di origine Rom e Sinti - ai cui bambini si vorrebbero prendere le impronte digitali, quasi fossero potenziali criminali – non è la soluzione per governare la forte pressione migratoria, né tanto meno per dare maggiore sicurezza agli italiani, le cui preoccupazioni sono certo la tranquillità della propria famiglia, ma soprattutto la fragilità del proprio futuro.

La nostra azione è fortemente simbolica e si pone l’obiettivo di chiedere alle autorità nazionali e locali di rimuovere le condizioni di estrema emarginazione e miseria in cui versa gran parte delle Comunità Rom e Sinti presenti sul nostro territorio.
Riteniamo sbagliata la scelta di trattare l’immigrazione come un mero problema di ordine pubblico, come fa il Governo, essa è un fenomeno intrinseco alla moderna società che pone problemi non risolvibili con la chiusura delle frontiere, bensì con politiche di integrazione e di cittadinanza che riconoscano diritti e dignità alla condizione umana a prescindere dal paese d’origine.
NESSUN ESSERE UMANO E' ILLEGALE
La strada da percorrere non è quella di una maggiore repressione, ma al contrario quella di regolarizzare le condizioni di irregolarità .
Occorre rendere più accessibili i ricongiungimenti familiari e dare la possibilità a chi ha o cerca un’occupazione di regolarizzarsi.
Per quanto riguarda i Rom (molti dei quali hanno passaporto europeo e sono quindi difficilmente espellibili), oltre al rimuovere i ghetti dalle periferie delle città, va anche detto cosa si intende fare per queste 150 mila persone (tante sono in Italia) e quali strumenti di integrazione ed accoglienza si pensa di attuare, così come accade in tutti gli altri paesi europei.
Inoltre alle istituzioni Locali chiediamo di adoperarsi per rendere effettive scelte già delineate e mai rese operative, come l’approvazione di una legge regionale per i Rom e l’attuazione dei piani provinciali di piccoli campi attrezzati che consentano insediamenti dignitosi, tutela della salute pubblica, ed un impatto non invasivo sulle popolazioni residenti.
IL RAZZISMO CI RENDE INSICURI
*
Cgil Napoli – Uil Napoli - Cantieri Sociali- Arci-Nero e Non Solo-Comitato Pace e Disarmo Napoli-Comunità di base Cristiana del Cassano- Comunità Sri Lanka- Comunità Ivoriana- Comunità Cinesi-Comunità Senegalese- Comunità Palestinese- Comunità Bangladesh- Giuristi Democratici- Psichiatria Democratica- Scuola di Pace- Rete Lilliput- A3F- Nea- ex Canapificio- Chi rom e chi no – Udi Napoli – Gesco – Arci Napoli – Lega Coop Sociali – Rete Donne in Nero Napoli – Comitato Cittadino Con i Rom – Opera Nomadi – Less – Donne Ucraine – Associazione Priscilla – Associazione Quartieri Spagnoli – Cooperativa Sociale Dedalus- Donne nel Mondo-Uniti.

domenica 6 luglio 2008

Degli inceneritori

Lettera pubblicata da REPUBBLICA IL 1°LUGLIO 2008
di Ugo Leone

Caro Direttore, da un po' di giorni sento e leggo discutere sulla opportunità di impiantare un inceneritore di rifiuti ad Agnano trattandosi di un'area vulcanica.
Certo, la scelta di un sito che deve accogliere un impianto industriale o di produzione di energia deve tener doverosamente conto delle caratteristiche naturali e, tanto più, di quelle che possono essere soggette al manifestarsi di fenomeni naturali a rischio. Ma nel caso specifico direi che se i Campi Flegrei "decidessero" di eruttare la presenza di un inceneritore non credo accrescerebbe le già catastrofiche dimensioni del rischio. Ben diverso sarebbe il discorso se si trattasse di una centrale nucleare.
Perciò non tanto su questo aspetto mi sembra si debba soffermare la riflessione bensì sull'opportunità di un quarto inceneritore. Come sai e come sa qualche "mio" lettore non ho mai esitato a considerare gli inceneritori una delle possibili chiusure del ciclo dei rifiuti. Ma ho sempre sostenuto, anche, che le altre fasi del ciclo (riduzione della produzione di rifiuti, drastica separazione della frazione umida da quella secca, massima differenziazione e riciclo di quest'ultima) sono di fondamentale importanza e sono intimamente collegate anche per portare quanto meno rifiuti in quante meno discariche possibile.
Mi è sempre sembrato che questa scelta fosse anche quella auspicata dalla gran parte dei sempre più numerosi interlocutori (e decisori) del problema rifiuti. Ora, però,mi pare abbastanza evidente che le scelte vanno in altra direzione. Infatti, costruire inceneritori ha senso se li si alimenta a sufficienza. Per farlo in un numero rilevante di impianti mi pare, a lume di naso, che non si può contemporaneamente puntare sulla differenziazione spinta. Ma quest'ultima, oltre ad essere in tutti i programmi "virtuosi" di smaltimento, non è anche prescrizione della legge Ronchi? E una legge va rispettata. Capisco (mica tanto) gli interventi in deroga per liberare le strade dai cumuli di rifiuti, ma
le deroghe possono essere giustificate solo dall'emergenza. Se si prolungano oltre si trasformano in regole.
Saluti cordiali
Ugo Leone

venerdì 4 luglio 2008

NAPOLI, DOV'E' L'USCITA?

Note a margine di un libro e di un dibattito
di Laura Capobianco
Il libro di Lamberti può essere utile anche se mi pare che ciò che emerge, soprattutto attingendo a fonti giudiziarie, è il noto infernale intreccio, che è oggi il sistema camorra costituito da veri e propri imprenditori del crimine, capaci di mescolare affari leciti con illeciti, con molte risorse finanziarie e soprattutto con profondi legami con i ceti politici locali e nazionali. Si è parlato di Gomorra non tanto per la novità dell'analisi ma perché il successo mediatico mette in evidenze come la camorra, al pari dei rifiuti, non è un emergenza ma un elemento costitutivo della realtà napoletana sul quale si tende continuamente ad abbassare la guardia.
Lo Stato ce la può fare, ha detto Roberti, se lo vuole fare investendo in mezzi e risorse per l' ammodernamento della giustizia ( non si è parlato mai di Berlusconi che mi pare vada in tutt'altra direzione), sulle forze dell'ordine non sull'esercito e sulla necessità di andare a forme di stabilizzazione dei controlli. Nel complesso, nonostante alcune presenze, un tutto un pò sonnolento.
Laura Capobianco

giovedì 3 luglio 2008

RIFIUTI

Napoli e la soluzione dei rifiuti che non c’è

di Enzo Falco

Siamo all’ennesima promessa non mantenuta. Berlusconi aveva promesso di risolvere il problema in una settimana, siamo in un cul de sac peggiore, con un’emergenza senza fine che, alla vista, è ancora più grave di quelle precedenti. E nonostante le affermazioni concilianti di collaborazione, ci sono strategie diverse tra Governo, Regione Campania e Province. Queste ultime vedono gravare sulle proprie spalle, senza mezzi e risorse, le contraddizioni emerse in questi anni di emergenza rifiuti:
- l’onere delle passività e attività dei Consorzi nati a suo tempo con la l.r. 10/93 e sciolti con le recenti decisioni, con il conseguente passaggio dei migliaia di lavoratori socialmente utili che, invece di fare la raccolta differenziata, sono stati parcheggiati più o meno a non far nulla;
- l’onere di gestire gli impianti di produzione del cdr, gestiti (ad arte) male dalla FIBE/Commissari con il conseguente passaggio dei lavoratori oggi impegnati in queste strutture.
E, nel frattempo si aspetta messianicamente la costruzione degli inceneritori, oggi, per decisione del Governo Berlusconi diventati quattro, con l’aggiunta di Salerno e di quello di Napoli che il Comune ha deciso di localizzare ad Agnano, da dove è scappata la Nato per timore del bradisismo vulcanico di quell’area.
Poiché, poi, ci vogliono tre anni (ultima notizia, quello di Acerra dovrebbe essere finito entro quest’anno, anche se non si dice di tutti i rinvii avuti – assolutamente non per colpa degli ambientalisti – e di chi dovrebbe completarlo, viste le gare andate deserte più volte e visto che lo dovrà finire Fibe nonostante la risoluzione contrattuale e l’inchiesta della magistratura, al di fuori e al di là di qualunque rispetto del diritto), nell’attesa del loro completamento bisogna aprire discariche, discariche, discariche. Contro il volere dei cittadini e delle comunità, senza alcun coinvolgimento di associazioni locali e/o ambientaliste, senza alcuna certezza e sicurezza su quali rifiuti verranno sversati, senza alcuna capacità di gestire correttamente gli impianti stessi.
Alcuni esempi significativi di mancanza di credibilità sono:
- l’inchiesta della magistratura su Fibe, Bassolino e altri chiarisce (al di là delle responsabilità penali) che chi aveva l’onere di costruire e gestire, non ha fatto bene e ha creato emergenze da fermo impianti ad arte per “trattare” in modo più convincente; chi doveva controllare non lo ha fatto;
- l’inchiesta che ha coinvolto il vice di Bertolaso, Marta De Gennaro, ed altri dimostra (al di là delle responsabilità penali) che, quando hai i rifiuti a terra te ne freghi di qualunque rispetto delle normative in materia; è ciò che è accaduto in particolare nella discarica di Lo Uttaro a Caserta, cosa denunciata puntualmente dai rappresentanti dei cittadini nel comitato di garanzia creato da Bertolaso;
- la vicenda di Serre che, nel famoso scontro Bertolaso-Pecoraro, è emblematica della sostanziale mancanza di democrazia; il Sindaco di Serre e i suoi concittadini non dovevano avere neppure la possibilità di decidere la localizzazione della discarica che, si badi bene, insisteva nello stesso Comune; volevano quella di Macchia Soprana e non quella di Valle della Masseria tanto cara a Bertolaso; ovviamente il risultato finale è che nel nuovo decreto di Berlusconi è stata reinserita Valle della Masseria, in dispregio a qualunque accordo sottoscritto a suo tempo da quella Comunità.
In questa situazione appare evidente l’affanno della soluzione vincolata sempre e costantemente agli inceneritori. Perché su questo si è scatenata una vera e propria gogna mediatica nei confronti di associazioni, partiti, comitati di cittadini, forze sociali che, nel dire no agli inceneritori, hanno sempre proposto un ciclo integrato dei rifiuti basato sulle quattro “R” del WWF (riduci, ripara, riusa, ricicla)?
E’ abbastanza semplice spiegarlo.
Se lo schema, nato con il bando Rastrelli (primo governatore/commissario) e continuato da Bassolino e così di seguito, è incentrato sugli inceneritori e su un unico interlocutore che, peraltro, doveva indicare – cosa unica al mondo – i siti dove costruire, è ovvio che per rientrare dall’esposizione per le banche che hanno anticipato i soldi a FIBE avendo avuto in garanzia le “eco balle” (il petrolio del XXI secolo), l’unica possibilità è farle bruciare tutte quanto più velocemente possibile. Così l’onere che spettava alla Fibe di costruire l’inceneritore e smaltire a proprie spese le eco balle che non ha potuto bruciare per sue inadempienze si trasformano nel più grande imbroglio mai verificatosi e gli oneri che spetterebbero alla ditta appaltatrice, come d’incanto, si trasferiscono all’intera comunità. E’ emblematica in questo senso proprio la decisione di far finire l’inceneritore di Acerra a Fibe e il passaggio degli impianti cdr alle province. Queste ultime (e quindi i cittadini) si accollano i costi dei gestione della fase più complessa e onerosa e chi gestirà gli inceneritori incamereranno, in dispregio di qualunque regola di mercato, il ricavo della vendita dell’energia elettrica più il ripristinato Cip 6 che sborsano sempre i cittadini quale onere aggiuntivo per le energie rinnovabile sulle proprie bollete per i consumi elettrici.
Eppure già nel 1998 fu avviata una grande opposizione al progetto di Rastrelli e allo svolgimento della gara con le modalità previste. Un gran numero di Sindaci della fascia di Comuni a confine tra Napoli e Caserta (i Sindaci di Marano, Melito, Villaricca, Giugliano, Aversa, Caivano ecc..) strapparono all’allora Ministro Edo Ronchi:
1) la nomina di un sub commissario alla raccolta differenziata, assolutamente non prevista da Rastrelli;
2) assoggettare la procedura di gara ad un accordo di programma che vedesse partecipi non solo la Regione/Commissariato, ma anche i Sindaci e lo stesso Ministero, per verificare le condizioni specifiche di quanto tecnologicamente e operativamente il vincitore della gara offrisse (era importante questa valutazione perché come sanno ormai tutti la gara era basata non sulle migliori tecnologie, ma sulla tariffa più bassa).
Allora ero assessore all’ambiente del Comune di Caivano e quindi ho vissuto da vicino quelle vicende: la nomina a sub commissario alla raccolta differenziata di Giulio Facchi che, finchè si è occupato solo di questo, a mio avviso, ha determinato molti risultati positivi, almeno fino a che non è stato travolto dall’intera vicenda delle emergenze infinite; l’aver consigliato a Bassolino, il 3 giugno del 2000 (appena insiedatosi come governatore) di non firmare il contratto Fibe, perché si trattava (oggi lo sanno tutti ed è stato ammesso dallo stesso Bassolino) di un contratto capestro che metteva la regione, mani e piedi, nelle grinfie degli interessi di Fibe/Impregilo/Fisia. Purtroppo non solo firmò quel contratto, ma per motivi di “urgenza” (parola magica dietro cui si nascondono di solito le peggiori nefandezze) si escluse il ricorso all’accordo di programma che avrebbe, così come era stato deliberato dal tavolo Ministero/Sindaci, potuto correggere molti errori che hanno pesato e pesano ancora su tutta la vicenda. In più si decise di chiudere tutte le discariche senza che fosse completata tutta l’impiantistica e senza valutare che pur completato c’era l’esigenza di avere discariche di servizio per gli scarti finali di lavorazione.
Quindi dipendiamo da sempre dalle decisioni vincolate agli inceneritori. Questo difficilmente consentirà l’applicazione puntuale delle quattro “R” del WWF.
In più, c’è la contraddizione rilevata da Guido Viale nel suo articolo apparso su “Il manifesto”, legata al destino degli impianti di cdr: fare il revamping (una sostanziale messa a punto), come dice lo stesso Viale e l’assessore regionale Ganapini, con la possibilità di lasciare una linea per l’essenziale trattamento della frazione umida per fare compost di qualità o trasformarli direttamente, come vuole Bertolaso, in impianti per l’umido?
Napoli, poi, ha proprio bisogno di una discarica o sarebbe stato sufficiente costruire un impianto di trattamento della frazione umida (casomai facendo una raccolta spinta sulle grandi utenze – mercati generali, ristorazione ecc..) e un impianto di MTB (trattamento meccanico biologico) che desse autosufficienza alla città. E anche volendo (io sono contrario agli inceneritori) assumere il punto di vista di chi “vuole bruciare”, è proprio indispensabile la costruzione dell’inceneritore ad Agnano? O come correttamente dice anche il decreto Ronchi è possibile usare i combustibili derivati da rifiuti nelle centrali elettriche come quella di Vigliena a Napoli est che oggi brucia olio combustibile (proposta peraltro fatta diversi anni fa dall’attuale presidente della Camera di Commercio di Napoli, Cola) o in cementerie che sono presenti sul territorio campano?
E poi, viste le ormai ataviche (legittime) proteste dei cittadini per la credibilità perduta dalle istituzioni (è interessante notare come gli unici cittadini che non hanno ancora protestato sono quelli di Salerno, probabilmente perché ritengono credibile il loro Sindaco che costruirà e gestirà l’inceneritore di quella città), non era consigliabile puntare su un percorso incentrato su “piccolo è bello”, una rete di piccoli impianti su bacini di utenza ottimali, programmati insieme alle comunità locali dando la possibilità di scelta della migliori tecnologie da utilizzare?
Ho cercato di fare una simulazione sulla provincia di Caserta. Partendo da una fondamentale riduzione dei rifiuti (incentivando il non uso dell’”usa e getta”) con quattro piccoli impianti di compostaggio (50.000 t/a), il revamping del cdr di Santa Maria Capua Vetere, quattro piccoli “dissociatori molecolari” (64.000 t/a) (ma le tecnologie possono essere davvero tante), una piattaforma per i rifiuti ingombranti e una discarica di servizio (dove ci va davvero pochissimo scarto di lavorazione) e ovviamente la raccolta differenziata si risolve in via definitiva il problema dello smaltimento dei rifiuti ad un costo di circa 100 milioni di euro.
E’ stata impossibile qualunque interlocuzione politica e/o istituzionale. Perché? Perché questa soluzione (implementabile sulle altre province) costa poco e non risolve l’esposizione bancaria o il business che si è determinato sui rifiuti per un pervicace persistere sulla impostazione (ovviamente ho sempre e solo parlato di errori e non di altro) iniziale che palesemente si è dimostrata fallimentare.
Siamo in un cul de sac e, il mio timore, purtroppo, è che ci resteremo… nonostante l’Esercito…, nonostante il personale interessamento di Berlusconi, nonostante il “via libera” dato da Bossi per utilizzare gli impianti del nord.

RIFIUTI

Gli affari dell'inceneritore

di Guido Viale


Il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti urbani (Mbt) opera sulla frazione talquale che residua da una raccolta differenziata (Rd): separando la parte umida, sfuggita alla raccolta dell'organico, da quella secca (la carta e soprattutto la plastica che non costituisce imballaggio e che non è oggetto di Rd) ed entrambe dal «sottovaglio», frammenti che cadono dai setacci attraverso cui passa il materiale conferito all'impianto. La parte umida viene sottoposta a un processo di stabilizzazione analogo al compostaggio, ma più rapido, e dopo la raffinazione che ne elimina le impurità, produce la frazione organica stabilizzata (Fos) usata per coprire discariche e cave dismesse o per risanare suoli contaminati. Le caratteristiche dei due processi sono uguali: se aumenta la Rd dell'organico, una parte crescente dell'impianto Mbt può essere adibita alla produzione di compost di qualità.
La parte secca, dopo averne sottratto i materiali non combustibili, viene imballata per alimentare gli inceneritori; oppure, addizionata con materiali con maggiore potere calorifico inferiore (Pci), soprattutto pneumatici fuori uso, diventa Cdr, che vuol dire combustibile derivato dai rifiuti, che può in parte sostituire carbone e petrolio in impianti dotati di adeguati filtri delle emissioni (cementifici, centrali termoelettriche, fornaci, impianti siderurgici); oppure può venir gassificato e sostituire il gas naturale in centrali a turbogas; o addirittura venir utilizzato come combustibile nelle navi. L'aumento del prezzo del petrolio ha reso questo combustibile molto attraente. In discarica finisce solo il sottovaglio.
Gli impianti Mbt recuperano pertanto sia l'energia dei materiali (che l'inceneritore sfrutta solo al 20%), sia quella impiegata per produrli che l'inceneritore invece distrugge. Ma si può ancora estrarre dalla frazione secca molta carta e plastica riciclabile. Impianti particolarmente innovativi, come quello di Vedelago (Tv), consentono un recupero integrale di tutta la frazione indifferenziata: l'ultimo residuo, adeguatamente trattato, viene infatti utilizzato come carica inerte nella produzione di manufatti in cemento.
In Italia gli impianti Mbt sono numerosi. Ma nessuna regione ne ha una dotazione paragonabile a quella della Campania. I cosiddetti Cdr sono infatti impianti Mbt concepiti per lavorare rifiuto talquale ai due stadi iniziali: stabilizzazione dell'umido e imballaggio del residuo combustibile; ma potrebbero facilmente essere potenziati per portare a termine il recupero «a freddo» (cioè senza combustione) di tutti i rifiuti conferiti. I Cdr campani sono sette, con una capacità complessiva di oltre 8.000 tonnellate al giorno: quanto basta per «lavorare» tutti i rifiuti indifferenziati della regione (che sono 6.500 tonnellate al giorno) con abbondante capacità residua per coprire rotture e manutenzioni.
Sono di costruzione recente; sono costati 270 milioni di euro e, a differenza dell'inceneritore di Acerra, che è un progetto di quarant'anni fa ancora fermo per difetti di progettazione, i Cdr sono impianti moderni. Impiegavano - il Dl 90 ne decreta la dismissione - 550 lavoratori metalmeccanici, tutti dotati di alta professionalità acquisita soprattutto on the job: tanto che sono stati in grado di mandare avanti gli impianti anche in assenza dei loro sette direttori, arrestati insieme ai vertici della Protezione civile.
Ma allora, se i Cdr campani sono sostanzialmente «buoni»; in grado di lavorare tutti i rifiuti urbani della regione, se per i materiali che escono dagli impianti esistono sbocchi commerciali convenienti, in termini sia economici (frazione secca) che ambientali (Fos), a che cosa mai è dovuto il disastro della Campania? All'inceneritore.Nei piani del gruppo Fibe-Impregilo, che li ha gestiti fino al 2006 e li ha ancora adesso in carico, i Cdr non servivano a trasformare i rifiuti in materiali da vendere o riutilizzare, ma a produrre combustibile per l'inceneritore di Acerra (e per gli altri a venire). Perché, grazie all'incentivo cosiddetto Cip6, che consente di vendere l'energia elettrica prodotta bruciando rifiuti a un prezzo triplo del suo costo di produzione di un impianto termoelettrico (incentivo abolito, ma reintrodotto da Prodi per l'inceneritore di Acerra ed esteso da un emendamento del Pd a tutti i futuri inceneritori campani, in barba ai divieti dell'Unione Europea), quegli inceneritori trasformano la merda in oro: quanta più merda, tanto più oro.
Per questo in Campania non c'era e non c'è convenienza a fare Rd, che sottrae materiale all'inceneritore; né a far lavorare bene i Cdr, che fin dall'inizio sono stati spinti al massimo raddoppiando addirittura i volumi trattati: tanto tutto sarebbe finito in mano a Re Mida l'Inceneritore e, in attesa che entrasse in funzione, sono stati accumulati milioni di «ecoballe» maleodoranti, come fossero tanti barili di petrolio: tanto da usarle come garanzia bancaria dei crediti concessi a Fibe; senza Cip6, quelle ecoballe non sarebbero che mutui subprime. Per questo con l'apertura dei Cdr erano state chiuse tutte le discariche, perché niente sfuggisse alla voracità dell'inceneritore e la frazione umida, che non brucia, è stata abbandonata a marcire nei capannoni di lavorazione, infestati da puzza, ratti e insetti con cui gli operai devono lavorare gomito a gomito.
Ma il vero disastro è arrivato quando alla gestione Fibe è subentrata quella diretta dei commissari. La Fibe sottoponeva i Cdr a una pressione insostenibile per «produrre di più», anche se sempre peggio, ma non dimenticava che gli impianti industriali hanno bisogno di manutenzione e, quindi, di pause, fermo macchine, riparazioni, pezzi di ricambio, imprese esterne specializzate, ecc. I commissari no: per loro i Cdr erano solo discariche per produrre «merdaccia», come emerge dalle intercettazioni dei vertici della Protezione civile. Tanto entrava, tanto doveva uscire nel più breve tempo possibile; con gli operai costretti a lavorare in condizioni di pericolo continuo per lo sforzo a cui venivano sottoposti uomini e macchine, per l'incuria che ha accentuato il degrado degli impianti: ugelli ostruiti dalla sporcizia; impianti di aspirazione guasti; nastri trasportatori che si spezzano e «saltano» in faccia agli operatori; gruisti a contatto diretto con i rifiuti per la rottura delle schermature, ecc.
Insomma, se l'emergenza rifiuti è il frutto avvelenato dell'inerzia iniziale delle Giunte campane, i cui presidenti sono peraltro stati commissari, il suo aggravamento è effetto, e non causa, della perpetuazione del commissariamento e di chi ne ha preso il posto.
Così, chiusi per decreto governativo in attesa degli inceneritori dove bruciare tutto, ecoballe e rifiuti tossici compresi, i Cdr, che insieme alla raccolta differenziata e alle politiche di riduzione, rappresentano la soluzione industriale moderna nella gestione dei rifiuti, si torna alla discarica; anzi alle undici discariche in cui il Dl 90 intende stipare per parecchi anni a venire tutto quello che non si è saputo e voluto sottoporre a trattamento meccanico biologico, pur avendo a disposizione una impiantistica straordinaria per farlo.