di Nino Lisi
Stigliz insegna alla Columbia ed è Premio Nobel: insomma è un economista di tutto rispetto. Invece io sono, come si dice a Napoli "nu zi' nisciuno". Nondimeno ardisco contraddirlo. (vedi il suo articolo qui sotto) Più sinistra, anzi moltissima sinistra ci vuole ma non per crescere, bensì per passare ad un'. La ragione del disaccordo è semplice: una crescita sostenibile non è possibile, non esiste.
In economia come in natura nulla si crea e nulla si distrugge. La cosiddetta creazione di ricchezza, nel che consisterebbe la crescita, in realtà è semplicemente un trasferimento di risorse, cioè la sottrazione di risorse ad alcuni (lavoratori, ambiente, paesi produttori di materie prime, di solito poveri,) e la loro concentrazione in altri (capitalisti e paesi cosiddetti avanzati). Il meccanismo dell'accumulazione funziona così.
L'espressione "creare ricchezza" è una fandonia" e quella "crescita sostenibile" è un osimoro. Ed oggi, nella fase della globalizzazione, è un ossimoro anche l'espressione "crescita inclusiva", perché al contrario di quanto avveniva nella fase fordista, l'accumulazione procede per esclusione.
E' vero, come afferma Stigliz, che il disastro economico di cui stiamo pagando le conseguenza a livello planetario è frutto delle dissennate politiche delle destre, in primis di quella statunitense, ma anche le sinistre ci hanno messo il loro zampino, avendo scoperto anch'esse le virtù taumaturgiche del mercato, come anche in Italia è avvenuto.
Per porre rimedio al disastro occorre cambiare strada, imboccare quella di un'altra economia, che non abbia l'assillo della crescita, cioè non punti ad arricchire pochi a danno dei più.
Per questo occorrerebbe molta sinistra, anzi molte più sinistre, non contaminate, però, dall'abbaglio dello sviluppo, della crescita e delle virtù del mercato.
Ma esistono sul piano politico sinistre siffatte? Io non ne vedo. Probabilmente vanno cercate ed organizzate nella società.
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